Nascondevano la droga a Ponte Brolla. La sotterravano, per poi disseppellirla al momento di rivenderla. Per mesi hanno alimentato il mercato locale, fino a quando, agli inizi di ottobre, è finito in manette uno di loro. Martedì, all’arresto del 44enne di Locarno si è aggiunto un secondo fermo. Ieri, giovedì, il giudice dei provvedimenti coercitivi Edy Meli non ha confermato la carcerazione preventiva. La persona, difesa da Paolo Caroni, resta comunque indagata per infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti.
Stando agli elementi emersi finora dall’inchiesta, affidata al procuratore pubblico Amos Pagnamenta, il traffico ammonterebbe a qualcosa come circa tre chili di cocaina, spacciati sull’arco dell’ultimo anno. La droga era destinata alla piazza Locarnese. Gli inquirenti non escludono però l’esistenza di un giro di portata più ampia. Al 44enne, difeso da Giorgia Gianoni-Maffei, è riconducibile peraltro una partita di 700 grammi rinvenuta casualmente in aprile, sul lungolago di Melide. Il pacchetto, lasciato incustodito accanto a un cestino, era stato trovato da una passante. Sulla confezione la scientifica aveva individuato delle tracce di Dna, che si sono poi rivelate identiche a quelle dell’uomo.
Francesco Lepori
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