Trent’anni dopo l’ultima edizione, e già questo definisce l’impresa erculea, un ex giornalista e un membro attivo di un gruppo di carnevale annunciano la resurrezione del giornalino satirico del Rabadan di Bellinzona. Con un nome che è tutto un programma, “La Foca Biota”. Dove il termine dialettale “biotto”, ovvero nudo, sveste la statua simbolo del potere dei suoi orpelli.
Per ora c’è appunto solo un nome, un’associazione costituita sabato 6 giugno e tanta voglia di satira. “Sono convinto che la satira possa ancora avere un suo posto nel Canton Ticino”, dice al microfono del Quotidiano l’ex giornalista Alberto Cotti, che sarà responsabile della redazione. “Ci proviamo, giocando sul carnevale e sui personaggi di Bellinzona”.
A dargli man forte, Alberto Cippà, che avrà la responsabilità amministrativa della pubblicazione, ma non solo. “Cercavamo un nome in dialetto, che fosse il più breve possibile e da solo richiamasse lo scopo di questo giornale”. La scelta è caduta sulla Foca, il simbolo di Piazza Governo. Ma in versione messa a nudo: “Ho pensato a ‘La Foca Biota’. Come dire che il re è nudo”. Un nome che esprime, rilancia Cotti, “la voglia di mettere a nudo quelli che possono essere i momenti comici, divertenti o anche critici di Bellinzona. Visto che la foca, anche se in realtà è un’otaria, è uno dei simboli della città”.
L’obiettivo è quello di riempire 20 pagine con caricature, vignette, fotomontaggi e testi. Il giornalino deve essere pronto entro il Rabadan del 2027, a pochi mesi dalle elezioni cantonali. “Immagino che i politici saranno ben contenti di farsi prendere di mira”, sostiene Cotti. “Senza dimenticare che abbiamo la fortuna di avere alcuni granconsiglieri che sono di base abbastanza comici e quindi ci offriranno degli ottimi spunti”.
Per poter essere sfogliata, la Foca Biota ha bisogno di soci e sostenitori e una volta coperti i costi, il resto andrà in beneficienza. “Io mi occuperò di una rubrica intitolata ‘C’era una volta’, che vuole omaggiare quei gruppi oggi estinti. Carri, guggen e associazioni che hanno fatto la storia del Rabadan”.
Le collaborazioni volontarie instaurate sono già molte, con anche rubriche un po’ nostalgiche... legate a una città e un carnevale che nel tempo sono cambiati. “Cerchiamo di tenere ben presente il fatto che la popolazione è molto differenziata per età e provenienza. Non sappiamo quale sarà la rispondenza. Ma noi ci proviamo e poi vedremo”, dice ancora Cotti.
Un progetto che vuole dar nuova linfa alla satira in Ticino, con l’obiettivo di “far ridere con serietà” un pubblico sempre più eterogeneo e digitale.








