Leone Ginzburg, un intellettuale contro il fascismo

Documentario di Florence Mauro

Al centro del documentario di Florence Mauro c'è la figura di Leone Ginzburg, intellettuale e antifascista militante italiano di origini russe ed ebraiche, la sua parabola folgorante e purtroppo dimenticata. Una Torino di portici e di fiume, sovraesposta, come vista in sogno, fa da sfondo alla narrazione interrotta solo sporadicamente da interviste, testi e archivi: la Torino in cui Leone Ginzburg, nato a Odessa nel 1909, s'era trasferito con la famiglia già giovanissimo e dove è avvenuta la sua formazione intellettuale e politica. Come il documentario mette bene in evidenza, la breve vita di Leone Ginzburg è segnata per un verso dalla storia dell´Italia di quegli anni cupi, in cui prendere posizione significava spesso rischiare la prigione o il confino, per l'altro dalla forza interiore di una generazione di intellettuali formatasi come lui nel rigore e nel coraggio delle scelte. Il radicalismo politico e soprattutto morale di Leone Ginzburg, la sua conoscenza delle lingue e delle culture hanno segnato inoltre gli esordi della casa editrice Einaudi che lui stesso fondò con Luigi Einaudi e Cesare Pavese nel 1933. Nel 1938 Leone Ginzburg sposò Natalia Levi, figlia anche lei del fervore intellettuale torinese di quegli anni, dalla quale ebbe tre figli e con la quale visse al confino, in Abruzzo dal '40 al '43 quando con la caduta del fascismo si spostò a Roma per organizzarvi la resistenza. Lì Ginzburg fu di nuovo incarcerato, torturato e morì in carcere nel febbraio del 1944. L'ultima lettera alla moglie, in parte letta nel documentario, si conclude così: «Non ti preoccupare troppo per me. Immagina che io sia un prigioniero di guerra; ce ne sono tanti, soprattutto in questa guerra; e nella stragrande maggioranza torneranno. Auguriamoci di essere nel maggior numero, non è vero, Natalia?»

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