Il sole, inferno in cielo

Il Sole, inferno in cielo

LA 1, domenica 28 aprile, ore 18:10

Fra tutte le stelle dell´intera galassia, la Via Lattea, ve n´è una che, letteralmente, ci colpisce più di tutte: il Sole. I suoi raggi però non sono solamente quella fonte di energia che, con la complicità delle piante fautrici della fotosintesi, permette la vita sulla Terra. Quando l´enorme potenza energetica che ribolle nel suo plasma esplode incontrollata, le conseguenze sul nostro pianeta possono essere devastanti. Nel 1859 l´astronomo britannico Richard Carrington fu il primo essere umano che potè osservare le eruzioni solari. Capitò per caso, mentre osservava le macchie solari: improvvisamente delle luci accecanti apparvero sopra ad un gruppo estremamente esteso, grande circa dieci volte il diametro della Terra. Ciò che lo scienzato potè osservare sulla superficie del Sole, altri lo poterono osservare sopra le proprie teste: il cielo notturno divenne tanto brillante da sembrare mattino e si tinse di un rosso intenso. La tecnologia delle comunicazioni sviluppata allora subì forti conseguenze: gli impulsi elettrici misero fuori uso le linee telegrafiche installate di recente, correndo sui tralicci fino ad entrare negli uffici e causando la bruciatura dei fogli destinati ai messaggi telegrafici. Stop alle comunicazioni. Da allora, gli umori del Sole sono sotto stretta osservazione. Fino ad oggi nessuno scienziato è in grado di predire quando un evento del genere potrebbe ripetersi. Infatti non si tratta di sapere se potrebbe succedere, ma quando. Oggi il sistema delle telecomunicazioni è così complesso che se una tempesta solare dovesse comprometterlo, i danni sarebbero incalcolabili. Gli sforzi degli scienziati, per arrivare a comprendere e prevedere il comportamento del Sole, continuano dalla scoperta di Carrington. Il più grande telescopio solare d´Europa si trova nelle isole Canarie e studia le proprietà dei raggi visibili e dei raggi infrarossi, oltre allo strato superficiale del sole. Altre apparecchiature invece lo osservano dallo spazio, dove i raggi del Sole non sono filtrati dall´atmosfera terrestre. Il campo magnetico terrestre, infatti, protegge il pianeta dal vento solare. Prodotto dal sole mentre ruota, il vento solare è costituito da particelle elettricamente cariche: quando è tempestoso, può essere visibile ai poli sotto forma di aurora boreale. Secondo gli studi dell´astrofisica Valentina Zharkova, l´attività del Sole può essere suddivisa in cicli di undici anni, durante i quali si osserva una minore o maggiore comparsa di macchie solari. Attualmente ci stiamo avvicinando a un ciclo di "minimo solare", ossia di attività particolarmente bassa, dove non vedremo comparire quasi nessuna macchia. Questa bassa attività del Sole rischia di farci sottovalutare il surriscaldamento climatico. Infatti, la stella scalderà meno il nostro pianeta, che però continuerà ad aumentare la propria temperatura. I cambiamenti climatici verranno poi enfatizzati quando l´attività del Sole tornerà ad aumentare, intorno al 2055.

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