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Un viaggio tra le invenzioni brevettate in Svizzera

Gli Svizzeri popolo di inventori? Possiamo proprio dire di sì, dato che ogni anno il nostro Paese è fra i leader nelle classifiche dell'Indice mondiale dell'innovazione e dell'Ufficio europeo dei brevetti. Secondo quest'ultimo, nel 2017 la Svizzera ha conquistato il titolo di campione della difesa della proprietà intellettuale, registrando il più elevato numero di brevetti pro capite (884,3 domande per milione di abitante). Calcolando invece il numero totale di richieste di brevetti in Europa, si è classificata terza (7'283) dopo Germania e Francia.

Anche a causa della scarsità di materie prime, le invenzioni ricoprono un'importanza assoluta in molti settori economici elvetici, come l'industria orologiera, gli strumenti di alta precisione, l’elettrotecnica e l’industria farmaceutica. Le aziende, così come le università e i politecnici, tradizionalmente investono molto nella ricerca e nello sviluppo di nuovi prodotti. Non mancano però le invenzioni nate fuori dai circuiti dei grandi marchi. Ecco alcuni dei brevetti svizzeri che hanno saputo rivoluzionare la vita quotidiana di tutto il mondo.

 

Il velcro, dai boschi svizzeri alla Nasa

A soli dodici anni aveva depositato il suo primo brevetto, un aeroplanino di stoffa. Anni dopo, il 13 maggio 1958, l'ingegnere elettronico vaudese Georges De Mestral registra la sua invenzione migliore: il velcro, una chiusura a strappo composta da due pezzi di tessuto composti - l'uno - da migliaia di piccole asole e - l'altro - da minuscoli uncini. Da qui l'idea del nome, crasi di due parole francesi: VELour ("asola") e CROchet ("gancio").

Dopo una passeggiata con il cane in un bosco, De Mestral nota che al pelo dell'animale erano rimaste attaccate delle piccole palline - poi rivelatesi frutti di cardo alpino -  e si accorge della difficoltà per staccarle una ad una. Da qui nasce l'intuizione geniale del velcro, che si diffonderà in moltissimi ambiti: dalle scarpe di ginnastica, agli abiti facili da indossare per bambini e disabili, agli interni delle navicelle spaziali della Nasa.

 

 

 

Per avvolgere le cose... c'è il cellofan!

Un bicchiere di vino che si rovescia sulla tovaglia è una catastrofe quasi per tutti, ma non per il chimico e ingegnere tessile zurighese Jacques E. Brandenberger. Proprio da questo evento spiacevole trae l'ispirazione per inventare un materiale che, invece di assorbire i liquidi, li respinga.

All'inizio prova a ricoprire i tessuti con un rivestimento impermeabile, ma il risultato rimaneva troppo rigido. Poi però si accorge che è estremamente facile rimuovere quel rivestimento trasparente e impermeabile.  Brandenberger trascorre i dodici anni successivi  a perfezionarne la consistenza e nel 1912 crea anche una macchina in grado di fabbricarlo. La pellicola viene battezzata "cellophane" dall'unione di "cellulosa" e “diaphane” (termine francese per trasparente) e si diffonde come prodotto igienico utile a imballare in particolare gli alimenti.

 

 

 

Riri, ovvero la mitica "cerniera lampo"

La cerniera lampo è stata brevettata nel 1925 da Martin Winterhalter, un avvocato di San Gallo. In realtà non si tratta di un'idea originale: un primo brevetto era stato registrato nel 1851 in America. Nel 1922 Winterhalter viene contattato dall'attuale detentore del brevetto e, scorgendo margini di miglioramento, lo acquista per 10’000 franchi: un ottimo affare.

Winterhalter perfeziona il meccanismo della cerniera, mettendo da un lato un lembo delle nervature e dall'altro delle scanalature. In tedesco si dice "rippen un riller", da cui il nome RIRI, mentre in lingua italiana l'invenzione si diffonde con il nome onomatopeico di ZIP.

 

 

La cremagliera per arrampicarsi sulle montagne

Fino alla fine del secolo XIX ogni nazione aveva una diversa distanza - detta "scartamento" - fra le due rotaie della ferrovia. In seguito viene fissato uno scartamento unico (1,524 metri), che costituisce il cosiddetto binario normale. Pochissime le eccezioni:  il Giappone, il Sudafrica, la Russia... e la ferrovia a cremagliera.

Il sistema viene ideato dal progettista e ingegnere svizzero Niklaus Riggenbach, con lo scopo di lanciare il turismo ferroviario sulle Alpi svizzere. Le normali rotaie infatti non si prestavano in montagna, perché le ruote della locomotiva slittavano sui binari. La ferrovia a cremagliera invece, grazie a delle barre centrali che formano una sorta di dentellatura, permette invece ai convogli di ancorarsi ai binari e procedere lungo notevoli pendenze.

 

 

 

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