(iStockphoto)

La botanica

Al servizio dei beni archeologici

Il contributo di un botanico alla conservazione dei monumenti è facilmente intuibile: contribuire alla tutela dei beni culturali attraverso lo studio dell'interazione ‘negativa’ tra la vegetazione spontanea e gli edifici antichi. Ma non si tratta solo di preservare i siti archeologici dai vegetali infestanti, o di difendere i dipinti conservati nei musei dall’attacco di funghi e microflora aerea. Lo sa bene Giulia Caneva, docente di botanica ambientale ed applicata ed ecologia vegetale all'università Roma 3. Oltre che a studiare e classificare la biodiversità vegetale nelle aree archeologiche di pregio naturalistico, la sua attività la porta a utilizzare la flora come bioindicatore dei cambiamenti climatici passati e futuri, e a studiare il modo in cui le piante si riuniscono in consorzi (la disciplina è la fitosociologia), ottenendo potenti strumenti di previsione del futuro climatico e biologico della zona presa in esame. Senza dimenticare la decifrazione delle specie vegetali scolpite sui monumenti romani: segni di un alfabeto complesso, usato fra gli altri dall’Imperatore Augusto per parlare al popolo attraverso la rappresentazione di simboli della natura. Studio questo che le ha meritato lo European Union Prize for Cultural Heritage 2012.
Ne sapremo di più sul rapporto complesso fra piante e archeologia nel Giardino di Albert di sabato 27 aprile (Rete Due, ore 18), che ospiterà Giulia Caneva avvicinata nel parco archeologico dell’Appia antica da Gaetano Prisciantelli.

 

Ogni giovedì in prima serata: Falò

Seguici con