Latifoglie alla riscossa

Latifoglie alla riscossa

di Cesare Bernasconi

Una delle conseguenze del cambiamento climatico in corso, è la trasformazione progressiva della vegetazione. In Svizzera questo significherà un avanzamento dei boschi di latifoglie a detrimento delle conifere. Oggi però le latifoglie sono utilizzate soprattutto per i rivestimenti interni, i mobili e, da alcuni decenni, soprattutto per la produzione di pellet e cippato destinati alla combustione in caldaie e stufe. Così facendo però il ciclo del legno viene interrotto in tempi brevi: in altre parole, a causa della combustione, la CO2 è subito liberata nell’aria. L’idea di alcuni ricercatori del Politecnico di Zurigo, è di ritardare il più possibile questo rilascio di CO2, utilizzando il legno su lunghi periodi di tempo, prima di destinarlo – come ultima tappa del ciclo di sfruttamento – alla combustione. Ma come utilizzarlo? Secondo il Prof. Andrea Frangi la risposta è ovvia: nella costruzione. Non soltanto sotto forma di tavole per impalcature, casseri o telai per tetti. Il team di Andrea Frangi ha così sviluppato dei geniali sistemi di incastro con essenze di frassino e faggio, grazie ai quali è possibile costruire l’intera struttura portante di un edificio - e persino le solette. Il frutto di queste ricerche condotte su diversi anni è la “House of Natural Resources”: un bell’edificio di due piani sito sul campus ETH di Hönggerberg (Zurigo). L’edificio è oltretutto perfettamente antisismico, grazie a soluzioni tanto semplici quanto avanguardistiche. Uno straordinario esempio di come la sostenibilità possa rivelarsi vincente sotto molti aspetti. L’onda lunga di questa fortunata serie di innovazioni è poi confluita nel primo piccolo “grattacielo” di 10 piani con struttura mista legno-calcestruzzo sorto nei pressi di Rotkreuz (ZG). Non sarà l’Empire State Building, ma come inizio non è male.

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