Misurare il dolore

Misurare il dolore

di Simone Halberstadt Harari e Laurent Robert Thibierge

Ci sono voluti 23 anni di ricerca scientifica per mettere a punto l’apparecchio che permette a chirurghi e anestesisti di conoscere il “grado” di dolore percepito da un paziente sotto anestesia o da un paziente che non è in grado di esprimersi – come un neonato. Il team del Dr. Régis Logier del Centro d’investigazione clinica CHRU di Lille, in Francia, si è chinato soprattutto sulla questione del corretto dosaggio degli analgesici durante gli interventi: un sovradosaggio di oppioidi può ad esempio causare vomito e nausea al risveglio post-operatorio e addirittura degli scompensi al sistema immunitario o un’ipersensibilità al dolore che può durare anche anni. Il fatto di non sentire consciamente il dolore durante un intervento, non significa che il corpo non sia “stressato”. Dal progetto di ricerca è nata, nel 2010, una start-up: Mdoloris Medical Systems. La tecnologia non-invasiva ANI “Analgesia Nociception Index”, ad esempio, permette una misura costante dell’attività del sistema nervoso autonomo, attraverso la lettura di vari parametri. L’indice ANI va da 0 a 100. Se il paziente sotto anestesia mostra un valore sotto i 50 significa che il suo corpo “sente il dolore” e quindi va aumentata la quantità di oppioidi. Se il valore ANI è sopra i 70, significa che c’è un sovradosaggio. La start-up ha poi sviluppato delle apparecchiature specifiche per i neonati e addirittura per gli animali. Oggi sono circa 150'000 i pazienti adulti che beneficiano di queste tecnologie e il loro numero è in costante aumento.

 

 

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