Oh, led!

di Cesare Bernasconi

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OLED, ovvero Organic Light Emitting Diode - diodo organico a emissione di luce. Sebbene oggi venga proposto come l’ultimo ritrovato dell’illuminotecnica high-tech, la sua storia in realtà ci rituffa nel secolo scorso.

Alla base si tratta di un fenomeno chiamato “elettroluminescenza”, scoperto per la prima volta nel 1907 dallo scienziato inglese Henry Round. Noi conosciamo soprattutto la luce artificiale creata dal riscaldamento di un filamento o quella creata dalla sollecitazione di gas nobili in un tubo. L’elettroluminescenza invece sfrutta un principio molto diverso, ovvero le proprietà fisiche dei materiali semiconduttori quando vengono attraversati da una corrente. La ricombinazione delle cariche positive e negative dà origine alla produzione di fotoni, cioè di luce. Un metodo che – tra le altre cose - si distingue per la sua straordinaria efficienza energetica, dal momento che l’energia impiegata viene quasi interamente convertita in luce. Nella lampadina a incandescenza il 95% dell’energia viene invece diffuso in forma di calore.

Dunque, dicevamo che Henry Round osservò l’elettroluminescenza per la prima volta. Ciò tuttavia non significa che sia lo scopritore del LED o dell’OLED. Bisognerà attendere fino al 1962 – grazie allo statunitense Nick Holonyak jr. – per avere il primo esemplare funzionante di LED.

Circa 25 anni più tardi alla Eastman Kodak viene sviluppato il primo OLED. La differenza tra LED e OLED sta nel materiale usato per l’elettroluminescenza. Il LED sfrutta dei semiconduttori inorganici (silicio, germanio, arseniuro di gallio, ecc.), mentre l’OLED utilizza dei prodotti della chimica organica.

Il vantaggio dell’OLED? Senza dubbio la sua plasmabilità data dallo spessore micrometrico del diodo, che si presenta come una pellicola multistrato ultrasottile. Le sue applicazioni attuali si limitano in gran parte al settore dei display. La sua vocazione futura sembra però quella dell’illuminazione degli ambienti. Qualsiasi oggetto potrebbe essere trasformato in “lampada”, se avvolto o “spalmato” con la pellicola OLED. Alcune grandi aziende del settore si stanno muovendo per sviluppare, ad esempio, dei pannelli di vetro in cui viene integrato l’OLED. Domani potremmo immaginare di rientrare la sera e accendere le vetrate di casa, invece dei classici punti luce. Potremmo immaginare di avere delle pareti intere che illuminano i nostri ambienti. Anche la tecnica d’illuminazione urbana o stradale potrebbe subire importanti trasformazioni, con risparmi energetici enormi e un netto miglioramento della qualità della luce.

Rimane per il momento un grosso ostacolo: la produzione dell’OLED è ancora molto cara. Il diodo infatti è estremamente sensibile all’aria o all’acqua e il processo industriale di fabbricazione deve avvenire in particolare ambienti sterili e privi di ossigeno. Il suo futuro sarà quindi determinato dallo sviluppo di tecniche di realizzazione innovative ed efficienti, che siano in grado di assicurare una produzione a costi contenuti su larga scala.

 

LINK UTILI:

http://www.crit.rai.it/eletel/2002-2/22-7.pdf (articolo del 2002 ma sempre attuale per quanto riguarda la spiegazione dettagliata dell’OLED)

https://www.youtube.com/watch?v=H0ng4jc0Y2s (le vetrate del futuro immaginate da un colosso tedesco della chimica)

http://www.edisontechcenter.org/LED.html#inventors  (ottima fonte di informazione corredata da materiale audiovisivo – purtroppo solo in inglese)