domenica 10/11/19 10:30

Berlino, il muro e la musica

LA 1, domenica 10 novembre, 10:30

«La potenza di un muro che spaccava il mondo in due, la sua realtà brusca, orribile e ipnotica, non andava sottovalutata. Era un insulto all'umanità e aveva un che di pornografico: dopo averlo visto, non riuscivi più a liberarti dell'odore». Queste sono le forti parole con cui – nell’autobiografia Born to Run del 2016 – Bruce Springsteen ha ricordato le sue sensazioni rispetto al celebre muro che, dal 1961 al 1989, divise la città di Berlino e per estensione il mondo intero.

Non è peraltro un ricordo tra i tanti, quello di Springsteen, perché poco più di un anno prima che il muro venisse abbattuto fu proprio lui la prima (e unica) rockstar occidentale invitata dal regime comunista a esibirsi nella DDR. Un concerto storico e dall’impatto deflagrante, che viene spesso citato tra gli elementi socioculturali che portarono alla caduta del muro stesso.

E proprio da qui vuol prendere le mosse la puntata di Paganini del prossimo 10 novembre: dall’influsso che gli avvenimenti politici possono avere sulla vita musicale e culturale, ma anche dal fenomeno contrario che porta l’arte a poter influire sulla grande Storia.

Per farlo sarà ospite il celebre “musicologo rock” Ezio Guaitamacchi, con cui verrà introdotto sia un contenuto classico, sia uno pop.

Classico è dapprima il contesto che vide coinvolta la più grande orchestra al mondo – i Berliner Philharmoniker – in un concerto gratuito e improvvisato (solista e direttore Daniel Barenboim) per accogliere i “fratelli” della Berlino Est appena liberata. E avvincente è il documentario che ne svela i retroscena musicali, sociali, politici ed esistenziali.

Decisamente pop è invece il concerto che – il 30 maggio del 1978 – vide l’esibizione di David Bowie alla televisione tedesca. Un concerto tenuto proprio nel mezzo degli anni berlinesi in cui Bowie (assieme a collaboratori significativi come Brian Eno) realizzò tre album fondamentali per la storia del rock, e un brano senza tempo come Heroes. Un modo efficace per provare a ricordare cosa significò Berlino Ovest per numerosi artisti, non solo tedeschi: una città unica e surreale, dall’elettricità creativa incontrollabile.

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