domenica 17/11/19 10:25

Il jazz, tra club e sala da concerto

LA 1, domenica 17 novembre, 10:30

Ogni musica ha il suo luogo e – quasi sempre, perlomeno nell’immaginario collettivo – associamo a determinati generi musicali altrettanti precisi contesti. Così la casa del jazz è soprattutto il club, meglio ancora se fumoso e con luci soffuse; per la classica-sinfonica, invece, il luogo d’elezione è la sala da concerto, elegante e distinta.

Ci sono però stati – e ancora continuano a esserci – dei tentativi atti a sorpassare queste convenzioni logistiche, creando dei cortocircuiti tra abitudini e percezioni. Di questi tentativi, uno dei più celebri è stato quello con cui – nel 1964 – Leonard Bernstein e la “sua” New York Philharmonic vollero portare i suoni e le emozioni del jazz club in uno dei templi americani della classica: la sala filarmonica del Lincoln Center. “Jazz nella sala da concerto” fu il titolo di quel concerto, diventato assai famoso anche per la diffusione televisiva nella serie dei Young people’s concerts.

Da qui Paganini ha scelto di prendere le mosse per la puntata del 17 novembre dedicata al jazz e ai suoi contesti, con quel programma diretto e amabilmente spiegato da Bernstein di cui facevano parte opere dal sapore jazzistico di Larry Austin, Aaron Copland (con lo stesso autore nella parte solistica) e Gunther Schuller. Per l’occasione Schuller presentò una composizione audace e innovativa che – in una sorta di rivisitazione jazz di Pierino e il lupo – ospitava per le parti solistiche autentiche star del jazz quali Don Ellis alla tromba, Benny Golson al sax tenore e – al sax contralto – Eric Dolphy, che pochi mesi dopo sarebbe scomparso a soli trentasei anni d’età.

Un tentativo – assai più recente, assai più vicino – di trasposizione contestuale è quello che ha coinvolto il regista RSI Fabio De Luca portandolo a realizzare Hersch – Simcock. Piano Duo: la documentazione del concerto che ha visto protagonisti Fred Hersch e Gwilym Simcock durante l’edizione 2019 del Festival di cultura e musica jazz di Chiasso. Una trasposizione in immagini realizzata con tecniche particolari proprio per rendere al meglio l’atmosfera raccolta e ravvicinata che i due pianisti avevano saputo creare nel Cinema Teatro di Chiasso, suonando a stretto contatto con il pubblico e in una condizione luminosa intima e conciliante. Un’affascinante sfida tecnico-espressiva per gli standard televisivi.

Wilder

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