Paganini
domenica 03/05/20 10:30

L’idea del nord

LA 1, domenica 3 maggio, ore 10:30

Per la prima puntata di maggio – un po’ in controtendenza rispetto all’avvicinamento alla calda estate –  Paganini ruba il proprio titolo nientemeno che a Glenn Gould, il quale nel 1967 chiamò L’idea del nord uno sperimentale programma di "radio contrappuntistica".

Tema della puntata è infatti il rapporto tra terre artiche e musica, esplorato con due contributi musicali e uno coreografico.

Si parte da Jean Sibelius che, insieme a Edvard Grieg, costituisce da almeno un secolo la principale sintesi tra il concetto di nord e quello di musica; soprattutto grazie al sapiente utilizzo del potenziale espressivo del poema sinfonico, che consentì a Sibelius di includere gli orizzonti geografici e ideali della nativa Finlandia in numerose composizioni sinfoniche. Di Sibelius verranno diffuse le Humoresques per violino e orchestra, nell’interpretazione del solista Raphaël Oleg accanto all’Orchestra della Svizzera italiana diretta da Mario Venzago.

Rispetto al tema nordico è un’entrata in materia particolarmente dolce, quasi idilliaca, quella che passa per la musica garbata di Sibelius. Il nord, però, può anche far paura, e una delle rappresentazioni più celebri e terribili del potenziale spaventoso della zona artica è quella che Edgar Allan Poe tratteggiò nel breve racconto Discesa nel maelstrom. Il maelstrom è un letale gorgo marino che inghiotte tutto, una spaventosa suggestione cui il compositore americano Philip Glass ha dato veste sinfonica, l’Arctic Philharmonic Orchestra diretta da Tim Weiss l’ha poi registrata per un particolare prodotto audiovisivo che associa il concerto a suggestive immagini dell’arcipelago norvegese Lofoten.

Ancora più lontano, inospitale e in definitiva pauroso delle Lofoten c’è l’arcipelago delle Svalbard: le terre abitate più a nord del pianeta. Secondo lo scrittore premio Nobel Rudyard Kipling, a nord del 65º parallelo si è fuori dalla protezione divina e dalla legge degli uomini: «per sopravvivere in un ambiente del genere, devi essere abbastanza forte da non contare né su Dio, né su nessun altro». È quindi una sorta di sfida a Dio quella che i coreografi finlandesi Thomas Freundlich e Valtteri Raekallio hanno osato proporre con la coreografia Fram, realizzata proprio nelle proibitive condizioni delle Svalbard. Un raro documentario di azioni artistiche estreme.

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