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Henri Rousseau, il doganiere autodidatta

LA 1, domenica 2 febbraio 09:30

di Nicolas Autheman

Henri Rousseau, detto Rousseau il Doganiere (1844-1919) è un caso unico nella storia dell'arte. Sicuro di sé e della sua genialità, criticato per la sua ignoranza delle relazioni prospettiche e per le sue incongruenze artistiche, tipiche di un autodidatta, ma spinto da un irrefrenabile desiderio di dipingere, questo semplice impiegato delle dogane francesi, maturerà solo attorno ai quarant'anni, la decisione di consacrarsi alla pittura.

Le sue opere vennero esposte per la prima volta nel 1885, al Salon des Indépendants, suscitando l'ilarità del pubblico per le sue visioni da favola, lo stile semplice e ingenuo dei suoi dipinti e le sue limitate capacità tecniche. Ma niente lo scoraggiava, né il disprezzo dei critici, né la derisione del pubblico, né i colpi del destino (rimarrà vedovo due volte e degli otto figli avuti solo una femmina gli sopravviverà).

Le sue visioni naïves di un mondo esotico immaginario, popolato da giungle lussureggianti e da belle addormentate, sono oggi conosciute ovunque. Pittore all'apparenza incolto, Henri Rousseau fu invece partecipe dei fermenti innovativi della sua epoca, tanto che i primi importanti riconoscimenti gli vennero da artisti come Apollinaire, Gauguin, Delaunay, Braque e Picasso che vedevano nella sua pittura delle possibilità di astrazione fino a quel momento sconosciute.

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