Didier Ruef (1/2)

Didier Ruef

Quicksilver è il nome di una città fantasma, nascosta tra le aride colline della California. Un tempo animato centro minerario, negli anni Sessanta divenne centro di una variopinta comunità hippy; poi ha vissuto un inesorabile declino. Oggi conta solo tre irriducibili, singolari abitanti. Kate Woods - scrittrice, musicista, appassionata di astronomia - suo fratello Kemp e il loro caro amico Tommy, fotografo. Il documentario racconta la storia di questi tre ineffabili personaggi: sono stati giovani idealisti, hanno cercato di dare un senso diverso all’idea di sogno americano. Ora sono arrivati al tramonto dell’esistenza e non hanno mai rinunciato alla propria personalissima utopia.

I registi hanno filmato con grande sensibilità l’ultimo anno di vita in comune dei tre anziani amici, rimasti tra le rovine di un villaggio che è al contempo il simbolo di una natura ostile, di un disastro ambientale e di un rifugio per tutte le anime perdute. Il loro tentativo è stato forse quello di fermare il tempo, in qualche modo. Ma che cosa significa cercare di immortalare un momento, di renderlo eterno, di catturarlo anche nei suoi aspetti maggiormente oscuri? Temi delicati e fondamentali, specialmente in un momento in cui tutti noi sembriamo vivere una sospensione dilatata e angosciosa delle nostre vite. È allora preziosa l’analisi dell’ospite di questa puntata, che per lavoro cerca proprio di fermare il tempo: tra i maggiori fotografi svizzeri, collaboratore di testate come Time, Le Monde e The Economist, con Rachele Bianchi Porro il fotografo Didier Ruef.

L'intervento di Didier Ruef è legato al documentario “QUICKSILVER La città fantasma” di Benjamin Guez e Aleksandra Kulak

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