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Medicina di famiglia: quo vadis?

di Paola Santangelo e Aron Anselmi

I medici di famiglia lanciano un allarme: sono sempre più anziani e il ricambio generazionale è sempre più difficile, soprattutto nelle zone periferiche. In Ticino un camice bianco su cinque è in età di pensione: tra pochi anni la situazione sarà esplosiva. Tra le ragioni di questa penuria, il fatto che i giovani si orientino maggiormente verso la medicina specialistica, molto più remunerativa. Aprire un proprio studio o rilevarne uno ha invece alti costi iniziali e responsabilità che sempre in meno vogliono, anche perché la tendenza è lavorare a tempo parziale, soprattutto tra le donne. Eppure, i medici di famiglia sono il pilastro del nostro sistema sanitario e con il propagarsi della pandemia la loro presenza si è confermata fondamentale. Intanto, mentre la classica medicina di territorio perde terreno, avanzano i cosiddetti “centri medici”. Si tratta di poliambulatori privati che riuniscono sotto un’unica gestione amministrativa medici di base e specialisti. Un ampliamento dell’offerta sanitaria, con relativi pregi e difetti. Le telecamere di Falò sono entrate negli studi medici - prima e dopo la pandemia - per registrare le difficoltà e le speranze di una categoria sotto pressione. Allo studio ci sono misure per rinfoltire le fila, ma i diretti interessati sembrano molto disillusi. Quale sarà allora il futuro della medicina di territorio? Ospite in studio il dottor Christian Garzoni, direttore sanitario della Clinica Luganese Moncucco. Forum Falò email www.rsi.ch/falo SMS al numero 955 con parola chiave falo www.facebook.com/RSIFalo  Leggi tutto

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