Patti Chiari

Le app mangiasoldi / Pensionati col bisturi

Puntata del 13.03.2015

venerdì 13/03/15 21:10 - ultimo aggiornamento: sabato 14/03/15 00:32

LE APP MANGIASOLDI - di Resy Canonica e Valerio Thoeni

(iStockphoto )

 

Sbancano tra i giovani e meno giovani, anche perché per scaricarle non si paga niente. Sono gratuiti quindi perché non approfittarne! Ma il regalo è avvelenato. Per poter essere competitivi bisogna comprare elementi virtuali, che hanno un costo reale.

E così il gioco da ragazzi si trasforma in una macchinetta mangiasoldi con la quale si possono arrivare a spendere centinaia anche migliaia di franchi. Si tratta di giochi noti ai nostri figli, come "Clash of Clans" o "Kingdoms of Camelot", ma la lista è molto più lunga e variegata.

A segnalarci l’incresciosa situazione è stato un telespettatore di Patti chiari, che rapito da questo meccanismo è arrivato a spendere oltre mille franchi al mese, per diversi anni. Una situazione che ha raccontato in una testimonianza accorata e nel contempo di denuncia, da cui emerge un mondo inimmaginabile ai più, fatto di giocatori, anche giovanissimi che trascorrono le notti in bianco e si danno il cambio per mantenere le posizioni conquistate in una guerra virtuale che fa vittime vere, vittime della dipendenza da gioco.

Nei casinò, quando ci sono giocatori patologici, scattano le interdizioni, e invece sulle App che scarichiamo da internet? Niente di niente. E le aziende produttrici? Una di loro è stata chiamata sul banco degli imputati negli Stati Uniti e ha dovuto introdurre cambiamenti nella pubblicità con cui promuove le sue App. Ma è abbastanza?

Patti chiari va alla scoperta di un mondo che sfugge a tanti genitori, ma nel quale i nostri figli, e non solo, possono perdersi, tra rischi di dipendenza da gioco e tanti soldi buttati via.

 

 

QUANDO APPENDERE IL BISTURI AL CHIODO? - di SRF Kassensturz,  Federica Bonetti e Paolo Conti

(iStock)

 

Si sono affidate a un noto chirurgo di una clinica estetica di Zurigo. La prima, una ragazza di 19 anni, per un intervento di riduzione del seno. La seconda, una giovane 23enne, per correggere le orecchie a sventola. Ma le operazioni sono andate male, molto male. Cicatrici enormi, ferite che sanguinano e che non si rimarginano, dolori atroci e sofferenze a non finire.

Due casi clamorosi che stanno facendo scorrere fiumi d’inchiostro. Con una domanda: bisogna fissare un tetto massimo di età per operare?

Una domanda legittima, perché il chirurgo in questione ha 78 anni e di disastri con il bisturi ne ha combinati parecchi. I pareri si dividono. La presidente dell’Organizzazione svizzera dei pazienti lancia la provocazione. Bisogna evitare rischi: a 67 anni un chirurgo deve dire basta! E i diretti interessati cosa ne pensano? Un limite d’età fisso è arbitrario. Meglio una ricertificazione periodica delle qualità del chirurgo durante tutta la carriera, afferma la Società svizzera di chirurgia.

Regole precise per ora non ce ne sono. In diversi cantoni tutti i dottori sopra i 70 anni devono sottoporsi a visite mediche periodiche per verificare l’idoneità psicofisica all’esercizio della professione e per poter continuare ad indossare il camice. In Ticino questo avviene ogni 2 anni. Ma è abbastanza?

Intanto, dopo lo scandalo zurighese rivelato da Kassensturz, le autorità cantonali hanno sospeso il medico che ha operato le due giovani. Ma le due pazienti, che lo hanno denunciato, avranno conseguenze per tutta la vita. Larissa non potrà probabilmente mai allattare i suoi figli. Natascha si ritrova con le orecchie mutilate.

A Patti chiari le loro drammatiche testimonianze, documentate e commentate da chi, ora, le sta curando. E in studio dibattito fra favorevoli e contrati a fissare un’età massima per operare.

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