La2 Doc

Camminando sull'acqua / Il sogno di Awet

LA 2, lunedì 3 dicembre, ore 22:15

“Camminando sull’acqua”, prodotto e diretto da Gianmarco D’Agostino, racconta l’alluvione del 4 novembre 1966, attraverso gli occhi e la macchina da presa di Beppe Fantacci che, insieme a Emilio Pucci e Enzo Tayar, escogitò un piano per risollevare dal fango più di trecento aziende artigianali, molte delle quali continuano ancora oggi la loro attività.

Il documentario narra i giorni dell'alluvione e della ripresa con testimonianze dirette delle famiglie Bargellini, Fantacci, Ferragamo, Pucci e Tayar, e con impressionanti filmati d’archivio inediti e interamente a colori.

4 novembre 1966. Firenze si sveglia ricoperta dall’acqua e dal fango. Durante la notte il fiume ha rotto gli argini inondando la città e i dintorni. La storia, l’arte e le attività di Firenze rischiano di non sopravvivere. Durante queste drammatiche ore un uomo con la macchina da presa, Beppe Fantacci, insieme al figlio Paolo di undici anni, sta filmando la distruzione della sua amata Firenze, preoccupato per una delle categorie più colpite: gli artigiani della città.

Mentre il suo caro amico Piero Bargellini, sindaco di Firenze, sta chiedendo aiuto a tutto il mondo, Beppe Fantacci, un uomo d’affari cresciuto negli Stati Uniti, si incontra con altri due amici, lo stilista Emilio Pucci e il buyer Enzo Tayar, per escogitare un piano a favore dell’artigianato fiorentino: il Fondo ALFA (American Loans to Florence Artisans). Pochi giorni dopo l’alluvione, voleranno insieme a New York per mostrare lo scioccante film girato da Beppe ai manager dei più grandi “Department stores” americani e raccogliere soldi per aiutare gli artigiani diFirenze a risollevarsi dal fango e ricominciare la produzione il più presto possibile.

Il documentario “Camminando sull’acqua” racconta una storia dimenticata di profonda disperazione, coraggiosa ripresa e creatività tutta italiana. La narrazione di Paolo Fantacci, che racconta di quei drammatici giorni alla figlia ventenne, tornando sui luoghi visitati e filmati con il padre Beppe, è accompagnata dalle scioccanti immagini della città alluvionata e dei giorni successivi, girate oltre che da Beppe Fantacci, da un altro dotato cineamatore fiorentino, Gustavo Fusi, tutte inedite e interamente a colori.

IL SOGNO DI AWET

di Resy Canonica

Il documentario racconta la storia di Awet Seyoum Tesfaldet, emigrato otto anni fa dall'Eritrea in Svizzera. Nel suo Paese, questo ragazzo di 42 anni è considerato uno che nella vita ce l'ha fatta. Ma essere arrivato a Paradiso e aver formato una famiglia, non basta ad Awet, che ad Asmara, sua città natale, ha studiato cinematografia e direzione della fotografiasotto la guida di Franco Sardella, eritreo di padre italiano considerato il fondatore del cinema eritreo. Awet desidera essere riconosciuto anche in Svizzera come un artista, ambizione che non lo abbandona un solo istante.

Per fare quadrare i conti e pagare la sua attrezzatura cinematografica, Awet lavora come lavapiatti presso un elegante albergo a due passi da Lugano. Nei momenti liberi accende la telecamera e realizza video musicali in tutta Europa con protagonisti cantanti eritrei della diaspora. I suoi filmati, messi in rete, registrano milioni di visualizzazioni, ma lui vuole andare oltre: fare film che vengono proiettati nelle sale. Il sogno di Awet è di vivere un giorno del proprio mestiere, il direttore della fotografia, costi quel che costi.

Il documentario si sviluppa fra la Svizzera e l'Eritrea, dove Awet si è recato per ritrovare la sua famiglia, il maestro Franco Sardella e realizzare due videoclip. La narrazione restituisce la complessità di un personaggio determinato a realizzare, nella vita, la sua aspirazione, nonostante gli ostacoli e le difficoltà, convinto che esista per tutti, prima o poi, l'occasione di dare una svolta alla propria esistenza.

Seguici con