Povera Europa

LA 2, Lunedì 12 marzo ore 22:10

POVERA EUROPA

Di Mirella Pappalardo

In Europa una persona è considerata povera quando guadagna meno del 60% del salario medio nazionale.

Oggi ben 117 milioni di persone si trovano in tale condizione. La Comunità Europea ha varato un piano per cambiare questa situazione drammatica? Oppure i cittadini del Vecchio Continente devono rassegnarsi e accettare come endemici e strutturali la disoccupazione giovanile, la povertà infantile e la nuova classe di lavoratori denominata dei “working poor”?

Qual è il prezzo politico che l’Europa dovrà pagare se non riuscirà a invertire questa tendenza?

I bambini nati in famiglie monoparentali, i giovani senza impiego e i “working poor” sono i tre gruppi con più alta probabilità di scivolare al di sotto della soglia della minima sussistenza.

L’Unione Europea ha deciso di contrastare il fenomeno varando l’ambizioso programma “Europa 2020”. Una vera e propria offensiva per sottrarre 25 milioni di persone dalla povertà.

In Europa, 26 milioni di bambini sono minacciati dall’indigenza e dall’esclusione sociale una volta raggiunta l’età adulta.

Varie nazioni hanno adottato programmi diversi per far fronte al problema. E si notano subito grandi discrepanze nell’efficacia degli interventi. Il successo è maggiore laddove si punta sul sostegno alle famiglie, ad esempio attraverso l’accesso gratuito agli asili nido e alla scuola, come in Svezia, in Danimarca e nei Paesi Bassi. Al Sud invece le cose purtroppo vanno in modo diametralmente opposto.

Sebbene di recente l’economia abbia dato segni di ripresa, il 20% dei giovani europei resta ancora senza lavoro, una percentuale che raggiunge il 50% nel meridione. Intanto le nuove generazioni continuano a pagare il prezzo della crisi finanziaria.

Le ragioni principali della povertà in Europa sono imputabili all’incremento dei contratti di lavoro precari, alla concorrenza spietata tra le aziende, alle nuove tecnologie e alla trasformazione del settore dei servizi. Così, non soltanto il salario minimo diminuisce, ma è anche più facile licenziare, cosa che genera incertezza e un inevitabile declino sociale.

A tutto ciò l’Unione Europea tenta di rispondere versando ingenti somme di denaro pubblico ai singoli Stati, con risultati molto diversi.

Il documentario cerca di scoprire come funziona e soprattutto se funziona l’ambizioso progetto “Europa 2020”.

 

NON SOLO BARBA E CAPELLI

Una bottega a Detroit

Di Luc Vrydaghs

Messa in ginocchio dalla crisi dei subprimes, Detroit non è più che l'ombra di sé stessa. In passato fiore all'occhiello dell'industria automobilistica, la città è stata abbandonata da General Motors, Ford e Chrysler. E quella che un tempo viveva al ritmo dei motori, è diventata una città fantasma. Ma il mito dell'auto è duro a morire. Vecchie Cadillac sono tirate a nuovo e custodite dai proprietari come veri e propri tesori, oggetto di discussione nel Salone di Larry Webster e di Robert, suo socio in affari da oltre trent'anni. Da Larry e Robert si viene non solo per farsi i capelli ma anche, e forse soprattutto, per parlare dei bei vecchi tempi. La loro è una clientela particolare, in là con gli anni, che ama sfoggiare capigliature curate e scarpe di coccodrillo da esibire ad ogni appuntamento. Nessuno mi muoverà di qui, ripete, ostinato, Larry Webster occupandosi della piega dei clienti più civettuoli. Bei tempi, gli fa eco Robert, ricordando i suoi esordi da ragazzetto quando per occuparsi della capigliatura dei suoi clienti, doveva salire su una cassetta della Pepsi Cola. Entrambi incuranti del degrado che li circonda e che li ha raggiunti fin dentro la loro bottega di barbiere.

Seguici con