Ultimi giorni a Shibati / Il mio villaggio negli Emirati Arabi Uniti

LA 2, lunedì 7 gennaio, 22:10

Zhou Hang vive in un vecchio quartiere popolare della megalopoli cinese di Chongqing, ultima testimonianza di una Cina che sta inesorabilmente scomparendo, inghiottita dall'avanzata dell'urbanizzazione galoppante. Shibati è un quartiere povero, a tratti insalubre, dove si vive per strada. Nei suoi vicoli brulicanti di vita si intrecciano i destini di chi è abituato a faticare molto in cambio di poco. Come i genitori di Zhou Hang, il ragazzino che appena può sgaiattola via per andare ad ammirare lo scintillio della "Città del chiaro di luna", ossia il centro commerciale che sorge appena fuori Shibati. Oppure come l'anziana e dolce Xue Lian, il cui candore le è valso da parte degli abitanti il nomignolo di "Loto bianco" e che ammassa gli oggetti più improbabili raccolti tra i rifiuti, conservandoli amorevolmente in una sorta di discarica-museo all'aperto. O ancora, il barbiere Li, la cui bottega è rimasta l'ultima del quartiere, baluardo di un mondo destinato a scomparire definitivamente inghiottito dalla voracità delle ruspe. Insomma scampoli di umanità, vite che presto saranno sradicate dalle proprie esistenze per essere parcheggiate in enormi parallelepipedi ai margini della megalopoli in nome di un "progresso" che fa tabula rasa del passato. Il documentario su Shibati, del regista Hendrick Dusollier, è un omaggio a questa storia azzerata nel tentativo di conservarne la memoria. Ma è anche un atto d'amore nei confronti dei suoi abitanti presi in ostaggio dall'imperativo della corsa allo sfavillio artificiale della cultura dell'effimero che segna questo nostro presente sempre più globalizzato.

 

IL MIO VILLAGGIO NEGLI EMIRATI ARABI UNITI - Un giorno con Alì

Alì ha dieci anni. Abita nel villaggio di Al Saadi, nel cuore del deserto di Ras al Khaimah, uno dei sette Emirati che compongono gli Emirati Arabi Uniti. Alì discende dalla famiglia reale di Ras al Khaimah, suo nonno è uno sceicco influente, molto rispettato nel suo Paese.

Circondato dagli uomini della famiglia, Alì perpetua le tradizioni e i codici della cultura della sua terra e, grazie all’educazione ricevuta dal padre e dagli zii, impara a diventare un buon emiratino, onorando nella vita quotidiana i valori della religione, della famiglia e della lealtà verso il suo paese.

Le giornate di Alì sono scandite da preghiere, visite alla moschea, pranzi tra uomini ed eventi importanti, come la cerimonia che celebra il giorno della bandiera. Ma il ragazzo trova anche il tempo per divertirsi con gli amici, organizzando partite di calcio o gite in quad. Il suo passatempo preferito, però, è un altro: recarsi nel deserto per addestrare il suo falcone. Nella sua famiglia tutti hanno un falco, è il loro animale da compagnia. Quello di Alì è un regalo del padre, che gli ha insegnato tutto ciò che sapeva sulla falconeria.

Le cinque preghiere giornaliere sono un pilastro della cultura islamica e suddividono la giornata come le sequenze di un film. Il piano cinematografico del deserto e la colonna sonora della musica tradizionale donano un’atmosfera affascinante alla vita quotidiana di questa tribù, figlia di un Paese che, per come lo conosciamo, è nato appena una cinquantina d’anni fa.

Attraverso le sue parole e il suo sguardo infantili, Alì traccia il ritratto di una comunità fedele alle tradizioni e alla cultura degli Emirati del Golfo Persico.

 

 

 

 

 

 

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