Un mare in pericolo

A cura di Valerio Selle www.rsi.ch/la2doc

Il Mediterraneo, culla di innumerevoli civilizzazioni, è un gioiello naturale di enorme valore e bellezza.

La sua biodiversità è sorprendente tanto quanto il benessere che offre alle popolazioni che da millenni vivono dei suoi frutti.

Purtroppo è proprio l´immenso potenziale economico che oggi costituisce il suo principale nemico.

Il "mare nostrum", il suo antico nome latino, rappresenta soltanto l´uno per cento del totale di tutti gli oceani del pianeta, ma ospita il dieci per cento delle specie marine a noi note.

Essendo un "mare chiuso",  detiene un altro poco invidiabile primato: racchiude il dieci per cento dei rifiuti di plastica che ormai avvelenano molti mari.

Un inquinamento solido che va ad aggiungersi alle sostanze tossiche, liquide e gassose, immesse dalle città e dalle industrie posizionate sulle sue coste.

Come se ciò non bastasse, ogni estate milioni di turisti si accalcano lungo le spiagge o solcano le acque a bordo di immense navi da crociera.

Il Mediterraneo è la prima meta turistica del mondo. Con questo ritmo di crescita, nel 2030 i turisti saranno cinquecento milioni.

Senza calcolare che più lontano dalle coste, centoventimila navi cargo solcano ogni anno le acque del Mediterraneo.

L´attuale esplosione economica necessita di un apporto sempre maggiore di risorse ed energia e ciò provoca un inevitabile incremento dell´inquinamento.

Gli scienziati sono concordi nell´affermare che non v´è più tempo da perdere. Senza interventi radicali il Mediterraneo rischia di trasformarsi nel più grande "mare morto" del pianeta.

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