Rihanna
Rihanna (keystone)

Rihanna al SuperBowl 2023 e il grande gioco dell'Halftime

Taylor Swift no, RiRi sì: perché il Superbowl è il palco più importante d'America da trent'anni. O almeno, da Michael Jackson in poi...

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Mancano cinque mesi, ma siamo già qui a parlarne. O almeno, i grandi nomi della musica pop statunitense ne stanno già parlando.
Nell'arco degli ultimi tre giorni sono arrivate le seguenti notizie: a Taylor Swift è stato proposto di cantare durante l'Halftime Show del LVII Superbowl, la finale del campionato di football americano in programma il prossimo 12 febbraio; la Swift ha rifiutato; Rihanna invece ha accettato. Difficile pensare di andare più in alto di così, quando si parla di pop royalty americana al femminile – anche perché Madonna, Katy Perry Lady Gaga e Beyoncé si sono già esibite su quel palco nel passato. Palco che resta il più importante d'America, e probabilmente non solo tra gli eventi non-musicali.
Il nome di Rihanna aggiunge se possibile ulteriore hype a quello già generato da un annuncio del genere: l'artista originaria delle Barbados non si esibisce in pubblico da cinque anni, e da almeno sei sta annunciando il suo nuovo album in studio. Del resto, è stata impegnata: da quando si è trasformata da giovane promessa a venerata maestra del pop, la sua attività imprenditoriale si è spostata nel campo della moda e della bellezza, con la creazione dei marchi “Fenty” che le hanno fruttato guadagni infinitamente maggiori rispetto alla musica, ma che sembravano allo stesso tempo aver fagocitato quest'ultima. E invece, ecco l'occasione per un ritorno alla musica da ricordare. Anche perché – a proposito di rifiuti – ricordiamo che Rihanna si negò al Superbowl del 2019 in segno di solidarietà al quarterback nero Colin Kaepernick, che la lega professionistica NFL aveva di fatto bandito dai campi in seguito alla sua decisione di inginocchiarsi durante l'inno nazionale per protestare contro le violenze della polizia.

Da Instagram
Da Instagram (@badgalriri)

Halftime Show, il palco più ambito d'America
Insomma, il ritorno di una stella di prima grandezza assente dalle scene da tempo (anche perché a maggio ha dato alla luce il suo primogenito con il rapper A$AP Rocky), sul palcoscenico più importante d'America.
Alla partita finale del campionato NFL assistono mediamente in diretta circa 150 milioni di spettatori in tutto il mondo, come una finale di Champions League, e questa ovviamente è solo una minima parte del giro d'affari e dello spettacolo mossi da quella partita. Spettacolo che è stato segnato dall'avvento dell'Halftime Show, a partire dal 1991: prima, a metà della partita c'era tempo solo per bande militari o sosia di Elvis che cantavano classici del rock'n'roll. Tutto molto americano, ma non particolarmente eccitante.
Nel 1991 invece, ecco che arriva la musica pop. Prima i New Kids on the block, la boy band fondamentale di quella stagione. Poi l'anno dopo Gloria Estefan in versione regina delle nevi. Interessante, certo, ma niente rispetto a quello che sarebbe successo nel 1993, e che avrebbe cambiato il Superbowl per sempre.

1993, Michael Jackson: l'Halftime Show diventa grande
Nel 1993 a esibirsi su quel palco fu Michael Jackson, ai tempi più vicino allo status di dvinità, che di semplice icona pop: aveva un contratto con la Sony da un miliardo di dollari, e aveva appena concluso un tour mondiale di 70 date che aveva staccato 4 milioni di biglietti. Era al'apice della sua carriera, e sfruttò l'isteria collettiva intorno alla sua persona in modo magistrale. Al momento della sua esibizione, solo un palco vuoto al centro del campo del football. Poi, poche note da Thriller, e due sosia di Michael che appaiono sulla cima dei megaschermi ai lati del campo. Poi ancora un esplosione di fuochi d'artificio, e lui che sbuca dal nulla, al centro del palco. E sta fermo. Senza muoversi, senza dire una parola. Per quasi due minuti interi – che non sembra, ma sono lunghi. Provocando, semplicemente, scene di delirio. Prendetevi qualche minuto per guardarlo.
Nessuno ha più fatto una cosa del genere: solo lui poteva permettersi di sostenere due minuti di fermo immagine durante il più importante concerto dell'anno, solo con il suo star power.
Quell'esibizione ha mostrato la via ai dirigenti dell'NFL: dal 1992 in poi, solo stelle di primissima grandezza avrebbero calcato quel palco. E così ecco Rolling Stones, U2, Bruce Springsteen, Lady Gaga, Beyoncé, Paul McCartney, Prince. Pronti a far alzare ancora di più gli ascolti televisivi, e attirare anche chi magari non conosce il football, e non distingue John Elway da Tom Brady. Ma quei nomi, li conosce di sicuro.
Vedremo se anche Rihanna saprà fornire al pubblico quindici minuti degni di essere ricordati tra trent'anni...

(Michele R. Serra)

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