"A volte siamo 20 nel furgone"

Foggia: centinaia di braccianti hanno manifestato contro sfruttamento e caporalato; "guadagno 20 euro per lavorare 12 ore", ci confida uno di loro - Il reportage

“A volte dentro siamo in venti: tutti schiacciati”. Gassama, senegalese di 26 anni, da tre nel ghetto di Mezzanone, ieri (mercoledì) non si è dovuto alzare alle 4.30 del mattino per aspettare il furgone del “caporale”. Ieri infatti è stato indetto uno sciopero e centinaia di lavoratori agricoli, quasi tutti africani, e sindacalisti hanno partecipato alla "Marcia dei berretti rossi", dal colore dei copricapi che di solito i lavoratori usano per ripararsi dal sole.

Un corteo di protesta che si è snodato nelle strade di Foggia. E' in questa provincia pugliese che si coltiva la metà della produzione italiana di pomodori. Nella raccolta sono impiegati spesso braccianti stranieri ingaggiati con il metodo illegale del caporalato, in condizioni di totale sfruttamento. Come testimoniano le tragedie di sabato e lunedì, quando in due incidenti stradali sono morti 16 braccianti di ritorno dai campi. Anche loro, come Gassama ogni giorno, erano stipati nei furgoni. Moderni schiavi, impiegati per raccogliere gli ortaggi che riempiranno i banchi dei supermercati.

 

Nel ghetto di Mezzanone non c’è acqua corrente ne servizi igienici e le baracche sono sperdute per chilometri nella campagna. “Lavoriamo per 12 ore al giorno; alla fine mi porto a casa 20-25 euro, 30 quando il lavoro è molto”, ci confida Gassama. Gran parte del suo guadagno, tuttavia, lo spende nelle piccole spese di tutti i giorni: 5 euro all’autista del furgon e e, quando manca l’elettricità, caricare la batteria del cellulare costa ogni volta 50 centesimi. “Diventare caporale sarebbe l’unico modo per essere indipendenti”.

Alagie Saho, 33enne del Gambia, è invece uno dei sopravvissuti ad uno degli incidenti. Per il viaggio su uno stipato minibus, costato la vita ai suoi compagni, questa volta ha pagato 3 euro e cinquanta, direttamente all'autista marocchino che era anche il caporale.

“La famosa legge sul caporalato è una legge che ancora non decolla. Perché ci sono interessi che attengono alla grande distribuzione, ci sono interessi che attengono ai datori di lavoro. C’è tutta una serie di questioni che ormai tutti conoscono, ma che nessuno probabilmente vuole affrontare”, spiega ai nostri microfoni Antonio Bonanesi, coordinatore provinciale dell’Unione sindacale di base. La legge, introdotta nel 2016, prevede sanzioni contro le imprese agricole che ricorrono ai caporali ma non ha funzionato, come anche le altre misure adottate.

“La regione Puglia ha persino messo a disposizione delle imprese danaro per organizzare il trasporto in modo alternativo ai caporali”, spiega da parte sua il governatore della regione Puglia Michele Emiliano, che tuttavia aggiunge: “Questa cosa però ancora non prende piede perché le imprese hanno paura di accedere a questa possibilità, per il timore di non trovare lavoratori, sottratti alle aziende dal racket”.

La magistratura ha aperto un'inchiesta su sei aziende per le quali questi stranieri lavoravano. Nel frattempo, ieri gli invisibili braccianti africani, senza documenti, senza casa e senza copertura sanitaria, hanno tentato di mostrare che esistono.

 
TG-EM/Bleff/ludoC
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