Dalla parte della democrazia

Polonia e la riforma del Tribunale costituzionale - Il racconto di chi da mesi scende in piazza per protestare

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Da mesi la Commissione europea chiede al Governo polacco di cancellare o emendare la riforma del Tribunale costituzionale. Secondo Bruxelles, rompe l’equilibrio tra poteri e si configura come una lesione dello stato di diritto. A luglio, la Commissione ha dato a Varsavia un termine ultimo per agire: il 27 ottobre. Oggi, vale a dire. 

Il Governo polacco non ha dato segnali a questo riguardo. Ed è probabile che la Commissione chieda al Consiglio europeo di intervenire. La Polonia rischia sanzioni. Ci vorrà a ogni modo del tempo prima che si arrivi a questo scenario, grave, di rottura tra l’Europa e un suo Stato membro. 

Ma la battaglia non è solo a livello europeo. Da mesi, a Varsavia e nel resto del paese, è attivo il Comitato per la difesa della democrazia (KOD). È un movimento, espressione della società civile, fatto da volontari. Organizza picchetti e iniziative su basi quasi quotidiane. Ed è la forza motrice delle tante manifestazioni di piazza di questi mesi, compresa quella del 7 maggio: la più grande dal 1989.

Il KOD è ormai un soggetto importante del panorama politico polacco, ma ha un tallone d’Achille non trascurabile. Sono pochi i giovani che vi militano. Secondo Mateusz Kijowski, il leader del KOD, dipende anche dal fatto che dopo il 1989 è iniziata una "età dell’oro", che ha portano i polacchi a pensare per lo più alla propria realizzazione economica e personale. E ai giovani non è stato trasmesso il significato del fare politica e dell’impegno.

Matteo Tacconi

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