Elezioni insanguinate in Messico

Un'ondata di omicidi attraversa il paese che si recherà alle urne il 6 giugno - Già uccisi 34 candidati

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Il 6 giugno 93 milioni di messicani sono chiamati alle urne per eleggere circa 20'000 candidati, tra amministratori locali, governatori e deputati al Parlamento. Ma con la campagna elettorale è arrivata una nuova ondata di violenza con minacce, sequestri, assalti. Alma Barragán era candidata a Moroleón, una città di 50'000 abitanti nello Stato di Guanajato. In un video su Facebook aveva invitato la gente a unirsi a lei per un comizio. All'appuntamento sono però arrivati anche i suoi assassini ed hanno aperto il fuoco. Con lei il numero di omicidi tra i candidati per le prossime elezioni è salito a 34.

 

Julieta Castillo sa di essere a rischio, ma ha deciso di continuare la sua candidatura nella città di Juarez, al confine con gli Stati Uniti. La decisione è legata al suo attivismo. Dodici anni fa sua nipote uscì di casa per andare a scuola e non tornò.  Aveva 14 anni. Da  allora Julieta Castillo si batte per avere notizie e trovare responsabili accanto a famiglie di desaparecidos. Settimana scorsa ha trovato un finto cadavere di fronte a casa sua con un cartello che l'avvertiva di gravi conseguenze per lei e il fratello se non avesse rinunciato alla candidatura.

Uno degli aspetti più gravi è che la violenza non sorprende. Tre anni fa l'elezione del presidente Andres Manuel Lopez Obrador costò la vita a 150 candidati. La violenza fa parte della rivalità tra partiti a cui si aggiungono gli interessi del narcotraffico che hanno bisogno di candidati alleati per proteggere i propri interessi.

La normalizzazione della violenza trova conferma nelle stesse parole dello stesso presidente che, seppur abbia condannato i fatti, ha definito le elezioni "circostanze speciali", accusando la stampa di esagerare. "La violenza è parte delle elezioni - spiega Romain Le Cour, esperto di sicurezza - , a livello locale sempre più un gioco di vita o di morte, credo sia un problema fondamentale di quanto stia succedendo. Non è accettabile che un candidato debba pensare di perdere la vita per cercare di essere eletto”.

Laura Daverio
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