Il presidente Erdogan (Reuters)

Erdogan promette ritorsioni

Il presidente turco minaccia una guerra commerciale per i dazi sull’acciaio mentre il ministro del commercio “implora” gli USA di ripensarci

I mandanti del fallito golpe di due anni fa stanno attaccando la Turchia in un altro modo, ma cosi facendo rischiano di scatenare una guerra commerciale, ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan dopo l’annuncio del raddoppio dei dazi americani sulle esportazioni turche di alluminio e acciaio verso gli Stati Uniti. Erdogan ha anche chiesto cittadini e imprese di acquistare valuta nazionale per sostenerne il corso, dopo lo scivolone di oggi: -15% contro dollaro ed euro. In un anno la lira turca ha perso oltre il 40% del suo valore.

Con un tono assai diverso, il ministro del commercio di Ankara Ruhsar Pekcan ha invece “implorato” il presidente USA affichè ritorni al tavolo negoziale. Trump ha deciso di portare i dazi sull’export turco al 20% per l’alluminio e al 50% per l’acciaio turco, come risposta al costante declino della lira. Secondo Ankara la mossa è contraria alle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio.

Alleati nella NATO - dove hanno i due eserciti più vasti dell’organizzazione - Stati Uniti e Turchia sono ai ferri corti sui postumi del fallito golpe di due anni fa. Ankara lo ha sempre attribuito al religioso dissidente Fetullah Gülen, esiliato in Pennsylvania, di cui chiede insistentemente l’estradizione. Recentemente le autorità turche hanno arrestato in Turchia un pastore presbiteriano della Carolina del Nord accusandolo di sostenere i golpisti. Secondo Washington, le accuse sono infondate e le autorità turche hanno ordito l’arresto per proporre uno scambio.

 
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