Morsi al lavoro
Morsi al lavoro (RSI/Annamaria Valenti)

Lavorare grazie alla Svizzera

Morsi, giovane tunisino, ha potuto avviare un'attività nel suo paese grazie all'Organizzazione mondiale della migrazione - il reportage

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La sigaretta incastrata nell’angolo sinistro della bocca, il viso olivastro illuminato dal bianco dell’intonaco e capelli neri punteggiati di vernice. "Non ti do la mano, è sporca", mi dice Morsi mentre mi fa entrare in quell’enorme ed elegante casa in costruzione nel centro di Biserte, cittadina turistica della costa nord tunisina. Fiero mi mostra il suo lavoro: si occupa degli intonaci interni ed esterni. Da sei mesi Morsi è un piccolo imprenditore. Tre anni fa non avrebbe mai pensato di realizzare il suo sogno.

Alla ricerca dell’Eldorado

Gennaio  2011,  la Tunisia è in rivolta, il presidente Ben Alì ha da poco gettato la spugna rinunciando al potere e Morsi come migliaia di suoi coetanei sale su un barcone in cerca di fortuna.

"Avevo paura. Eravamo 200 persone stipate l’una accanto all’altra. Abbiamo navigato 20 ore, poi siamo approdati a Lampedusa, solo lì mi sono tranquillizzato". Cerca lavoro a Napoli, dove ha uno zio, poi in Francia, ma nulla. Stanco, dopo un anno e mezzo di peregrinazione, raggiunge la Svizzera, dove chiede asilo. Attraverso l’Organizzazione mondiale della migrazione (OIM) apprende che la Confederazione  aiuta chi decide di ritornare finanziando la creazione di una piccola impresa. Morsi accetta subito.

"Non guadagno cifre astronomiche, ma mi basta…e oggi vivo meglio in Tunisia che come sans papier in Europa!". Il lavoro non manca, anzi, Morsi ha assunto due operai.

Avviati dal luglio 2012, il programma di sostegno alla Tunisia istituito dalla Svizzera per  incentivare il rientro dei rifugiati economici ha aiutato circa 750 giovani tunisini come Morsi ad avviare un’attività , creando già 500 nuovi posti di lavoro. Ma soprattutto hanno contribuito a ridare prospettive a chi non ne aveva.

Annamaria Valenti

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