Khalifa Haftar ritratto venerdì in Grecia (Keystone)

Libia, Haftar chiude i rubinetti

La Compagnia nazionale ha dichiarato lo stop delle esportazioni di petrolio dai terminal del Golfo della Sirte - Preoccupata la missione ONU

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La Compagnia petrolifera nazionale libica (NOC) ha dichiarato lo stato di "forza maggiore", e quindi la chiusura dei terminal petroliferi del Golfo della Sirte. Il comando generale di Khalifa Haftar che controlla la Cirenaica e le guardie degli impianti petroliferi hanno dato istruzioni per "fermare le esportazioni di petrolio" da cinque porti tra cui Sidra e Ras Lanuf. "Ciò risulterà in una perdita di produzione di greggio di 800 mila barili al giorno e perdite finanziarie di circa 55 milioni di dollari al giorno", stima la compagnia i cui introiti garantivano l'afflusso di dollari anche al Governo di Tripoli.

 

La missione ONU in Libia esprime "preoccupazione" per l'eventualità che venga "interrotta o compromessa la produzione di petrolio" nel paese. Di fronte agli appelli e alle minacce di fazioni vicine al generale Khalifa Haftar, di bloccare i porti e gli impianti di petrolio della Cirenaica, la missione invita tutti gli attori coinvolti alla "massima moderazione".

Domenica il vertice di Berlino

Qualora questo scenario si dovesse verificare la mossa "avrebbe conseguenze devastanti per il popolo libico e avrebbe effetti terribili per la situazione economica e finanziaria già deteriorata del Paese", viene sottolineato in una nota diramata sabato, alla vigilia del vertice di Berlino che riunirà i rappresentanti dei principali paesi e organizzazioni internazionali coinvolti nella crisi: Algeria, Cina, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Francia, Italia, Regno Unito, Repubblica del Congo, Russia, Stati Uniti e Turchia, Lega Araba, Nazioni Unite, Unione Africana e Unione Europea.

Nella capitale tedesca il premier di Tripoli Fayez Al Serraj e il generale Khalifa Haftar dovrebbero discutere una bozza di accordo per un cessate il fuoco. Stando alle anticipazioni dell'emittente Al Arabiya, il documento prevede l'unificazione delle istituzioni esecutive, legislative e militari libiche, l'introduzione di sanzioni per chi facilita la guerra nel paese, la creazione di una forza di sicurezza unificata per combattere il terrorismo e una stretta sulle armi.

Riprende il flusso dei migranti

I combattimenti per la conquista di Tripoli hanno portato ad una nuova ondata di profughi, che tenta di attraversare il Mediterraneo. Da sabato scorso, sarebbero oltre 1'100, secondo quanto ha comunicato Medici senza frontiere (MSF) che nei giorni scorsi, con altre organizzazioni umanitarie, ha tratto in salvo all'incirca 200 naufraghi. La maggior parte dei quali è stata poi riportata sulla terraferma libica. Una situazione che preoccupa l'ONG. "La Libia non è sicura" ricorda MSF che sottolinea come rifugiati e migranti spesso sono esposti a gravi pericoli: "sfruttamento, maltrattamenti, violenze sessuali e bombardamenti" sono all'ordine del giorno nel Paese in guerra civile dal 2014.

 
Diem/ATS
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