Sarebbero almeno 2'300 i russi arrestati durante le manifestazioni di questi giorni (keystone)

Proteste contro la guerra in Daghestan

La repubblica caucasica è fra quelle che hanno fornito più soldati per il conflitto in Ucraina

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La polizia russa ha arrestato un centinaio di persone nel corso di una manifestazione di protesta contro la mobilitazione generale scoppiata domenica a Makhachkala, nella repubblica del Daghestan. Il dato è stato fornito da OVD-Info, un gruppo di difesa dei diritti umani.

Video che circolano in rete mostrano scontri fra forze dell'ordine e dimostranti che gridano "No alla guerra!", mentre le donne chiedono "Perché prendete i nostri figli?".

Cortei contro la chiamata alle armi di 300'000 riservisti si sono tenuti in molte città. Quelli daghestani sono significativi perché dalla regione caucasica a maggioranza musulmana - così come da altre popolate povere e popolate da minoranze etniche - provengono molti dei soldati già inviati al fronte. Stando alla BBC, almeno 300 daghestani sono morti in Ucraina. Il commissario militare locale, Daitbeg Mustafaiev, ha tentato di placare gli animi assicurando che solo gli uomini con una specializzazione militare rischiano di essere mandati a combattere.

A Ust-Ilimsk, in Siberia, un uomo ha aperto intanto il fuoco in un centro di reclutamento, ferendo gravemente l'ufficiale responsabile. Lo sparatore è stato immediatamente arrestato. Si tratta di un 25enne del posto.

 

Le proteste contro la mobilitazione parziale ordinata il 21 settembre da Vladimir Putin ha portato secondo i conteggi delle ONG a non meno di 2'300 arresti in tutta la Russia, mentre molti uomini che temono di ricevere la convocazione hanno scelto la fuga: code sono state segnalate ai confini, per esempio con la Georgia.

Il Cremlino ha intanto ammesso "errori" nel reclutamento, riconoscendo casi in cui "il decreto è stato violato", per esempio con la chiamata di uomini in là con gli anni o senza alcuna preparazione militare. L'applicazione fallace della misura - affidata alle autorità regionali - era già stata denunciata nel fine settimana persino dalla presidente del Senato, Valentina Matvienko. Mosca ha fatto pure sapere di non avere ancora preso decisioni riguardo alla possibile chiusura delle frontiere per gli uomini che rientrano nei criteri per combattere.

ATS/pon
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