Quel che resta di un popolo

Storie di vite stravolte dalla furia dei combattenti dell'IS sulla strada che da Qaraqosh porta a Mosul

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Qaraqosh (o Bakhdida) è una delle città liberate dai vari eserciti che stanno ora assediando Mosul. A Qaraqosh, oltre alla devastazione di chiese e abitazioni, quello che un tempo era il centro di cultura cristiana, con annessa stazione radiofonica, è stato utilizzato come quartier generale dai daesh. Da qui veniva diffuso uno dei periodici dell’IS stampato a Mosul - Al Naba - un bollettino di aggiornamento su battaglie in corso, perdite inflitte, aree controllate, ma anche precetti religiosi e analisi della situazione politica in Iraq, Siria, Libia, secondo la versione del “califfato”.

Le case rimaste agibili, invece, sono diventate un rifugio e spesso, nei muri laterali di queste abitazioni, sono stati aperti varchi fra i mattoni per poter passare dall’una all’altra senza dover uscire all’esterno, evitando così di essere avvistati dagli aerei USA. Pochi giorni fa è stato scoperto un centro medico, una sorta di pronto soccorso per i feriti con un magazzino per lo stoccaggio dei farmaci nel seminterrato. È qui che i militari hanno anche trovato un registro dei pazienti ricoverati, sempre sotto pseudonimo, con le relative cure somministrate.

Le tracce del passaggio dell'IS sono però anche nelle scelte dolorose di chi è stato costretto a scappare, due anni fa, per salvarsi la vita. Quando i daesh erano arrivati a casa di Aziz, sua sorella Samira era appena morta, a 41 anni, per una malattia. Non c’era tempo per seppellirla. L'unica cosa possibile: lasciare il corpo sul terrazzo, avvolto in coperte e con altre povere cose. La speranza di ritornare e ritrovare almeno tutto ciò. Così è stato. Aziz è riuscito a tornare a casa e a seppellire sua sorella. “Samira ora - ci dice - può riposare in pace. Finalmente”.

Red.MM/Mauro Consilvio

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