"Trump e Obama? Stesso obiettivo"

Le nuove tensioni tra Washington e Teheran analizzate da Dario Fabbri di Limes

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L'altissima tensione verbale manifestata dagli Stati Uniti e dall'Iran negli ultimi giorni ha visto le due capitali, con in testa i loro presidenti, mandarsi reciproci avvertimenti conditi da minacce esplicite.

Tra domenica notte e lunedì, Donald Trump e Hassan Rohani hanno entrambi apertamente fatto riferimento alla guerra. Il leader della Repubblica islamica aveva ammonito la Casa Bianca: basta con la vostra politica ostile. "La pace con l'Iran - aveva detto Rohani durante un incontro con gli ambasciatori - è la madre di tutte le paci, ma la guerra con l'Iran è la madre di tutte le guerre".

In replica Donald Trump si era rivolto direttamente all'omologo con un tweed di messa in allerta: "Non minacciate mai più gli Stati Uniti o ne pagherete le conseguenze, come pochi nella storia ne hanno sofferte prima. Non siamo un Paese che tollererà più le vostre stupide parole di violenza e morte. Fate attenzione".

Ma c'è davvero la possibilità che tra USA e Iran scoppi un conflitto militare? "Il rischio che la questione possa sfuggire di mano c'è sempre. Nel caso specifico, come per quanto riguarda al Corea del Nord, non c'è intenzione americana d'andare alla guerra diretta con l'Iran. C'è però l'intenzione (questa diversa rispetto al rapporto con Kim Jong) di costringere la Repubblica islamica a trattare da posizione di grande debolezza, isolandola sul piano economico e militare e, nel frattempo, ridurne la sfera di influenza in Medio Oriente".

A sostenerlo è Dario Fabbri, giornalista e analista di Limes, esperto di America e Medio Oriente che in un'intervista alla RSI spiega: "L'Iran agli occhi americani appare in ascesa, in Siria piuttosto che altrove. L'obiettivo dunque, come ai tempi di Obama, è esattamente lo stesso: costringere l'Iran a rinunciare a una parte della sua influenza e a trattare con gli americani".

Diem/InfoNotte
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