A Miss Bangladesh (RSI/Lorenzo Giroffi)

Barsha, bangladese di Roma

"Siamo interezza, non metà di qualcosa" e così, per una vita armoniosa, pur essendo italiana riscopre la cultura del Bangladesh

venerdì 11/05/18 05:50 - ultimo aggiornamento: venerdì 11/05/18 05:50

L’Italia politica è ancora nel limbo post-elezioni, con strategie di alleanze e minacce di nuove votazioni, in una stasi che tiene fermo il Paese nei cambiamenti che molti s’aspettano. Tra le misure ferme al palo c'è lo "Ius Soli". Tantissimi, a tutt'oggi, i nuovi italiani in attesa di cittadinanza, nati in tutta Italia, ma senza i documenti necessari per poter decidere nel proprio Paese.

Barsha è nata a Centocelle, uno dei quartieri più multietnici di Roma. Lei è tra le poche fortunate a poter contare su un passaporto italiano, grazie alla cittadinanza acquisita dal padre, arrivato in Europa dal Bangladesh oltre 30 anni fa. "Nei pullman affollati ancora fanno commenti sul colore della mia pelle. Mi dicono di tornare a casa mia, ma... Roma è casa mia". Il razzismo ha però fatto scattare in Barsha la voglia di ripescare nelle sue origini, così col padre ha iniziato a studiare la cultura del Bangladesh ed i suoi balli. Fino al concorso “Miss Bangladesh Italia”.

La comunità bangladese in Italia è la seconda più numerosa in Europa. Si ritrovano a Roma per votare e celebrare la migliore tra le giovani bangladesi cresciute in Italia. Le ragazze si sfidano in canto, ballo e cultura generale del Paese d'origine. In una sala parrocchiale sulla Prenestina gremita, trasformata nei colori e negli odori, Barsha sogna di poter condividere la cittadinanza con tutte le altre colleghe del concorso. "Lo Ius Soli è fondamentale. Oggi noi siamo italiane che studiano bangladese, perché non possiamo definirci solo una cosa: noi siamo interezza, non metà di qualcosa".

Lorenzo Giroffi

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