"Ci vogliono maggiori entrate"

Una prima fiscale in oltre 40 anni. Il canton Zugo non vede altre soluzioni: bisogna alzare le tasse

Dopo tre programmi di risparmio incisivi siamo arrivati al punto in cui ci vogliono anche delle maggiori entrate fiscali, perché ormai il nostro deficit strutturale ha raggiunto i 100 milioni annui”, afferma il direttore delle finanze del canton Zugo Heinz Tännler. È un’affermazione inedita per un responsabile delle finanze del cantone più ricco del paese. Segno che qualcosa è cambiato nel panorama economico della Svizzera centrale.

Il consigliere di Stato Heinz Tännler, responsabile del dipartimento delle finanze del Governo zughese
Il consigliere di Stato Heinz Tännler, responsabile del dipartimento delle finanze del Governo zughese (keystone)

La strategia fiscale al ribasso sembra aver superato il suo zenit. Zugo è stato infatti il pioniere di questa strategia, ma adesso è stato il popolo a dire basta. L’ultimo pacchetto di misure di risparmio è stato affossato alle urne nel novembre del 2016. Per mantenere l’equilibrio di bilancio, il Governo non può fare altro che alzare, anche se in modo moderato le tasse. Ci vogliono almeno 50 milioni in più, al più tardi nel 2019.

La ricetta di Zugo

Ormai non lo ricorda più nessuno, ma Zugo era un cantone rurale, uno fra i cantoni più poveri della Confederazione. Negli anni Cinquanta, i treni fra Zurigo e Lucerna non si fermavano nemmeno nel capoluogo del piccolo cantone. Ma le cose erano destinate a cambiare in modo radicale.

Alois Hürlimann è ritenuto il padre della rimonta. Il politico conservatore, sindaco del piccolo comune di Walchwil, propose nei primi anni Cinquanta di dimezzare le tasse comunali per attirare nuove aziende. L’esperimento non funzionò subito e Hürlimann, come promesso, pagò di tasca sua ben 150'000 franchi alla cassa comunale per compensare le perdite.

Alois Hürlimann (1916 - 2003), ministro cantonale, consigliere nazionale e storico promotore della politica fiscale del canton Zugo
Alois Hürlimann (1916 - 2003), ministro cantonale, consigliere nazionale e storico promotore della politica fiscale del canton Zugo (PD)

Ma il primo contraccolpo non lo fermò. Eletto nel Governo nel 1955, portò la strategia a livello cantonale. Allora il territorio non aveva risorse e contava poco più di 40'000 abitanti. La parsimonia era la nuova strategia per ridurre la pressione fiscale. In un cantone molto piccolo, senza grandi infrastrutture e una popolazione abituata ad arrangiarsi, risparmiare non era nemmeno tanto difficile.

Il paradiso fiscale

Progressivamente le multinazionali scoprirono i vantaggi di avere la propria sede a Zugo. Tre gli assi nella manica: la discrezione, la vicinanza alla piazza finanziaria di Zurigo e la centralità geografica a meno di un’ora dall’aeroporto internazionale di Kloten.

Zugo: da un lungo boom economico, alle attuali difficoltà per le casse pubbliche
Zugo: da un lungo boom economico, alle attuali difficoltà per le casse pubbliche (srf)

Quel che è seguito è un miracolo economico dominato dai servizi. Dagli anni Ottanta il numero di aziende con sede nel cantone è esploso e con loro le entrate fiscali. Un aumento lineare di circa il 10% di fronte ad uscite pubbliche ferreamente sotto controllo. Nel 2000, Zugo superò i 100'000 abitanti e fece registrare il reddito pro capite più alto in Svizzera. Ma ora i conti non tornano più.

La svolta

L’esempio di Zugo ha fatto scuola: nel nuovo millennio anche Svitto, Obwaldo e Lucerna hanno seguito l’esempio abbassando in modo radicale le tasse. Parallelamente, la pressione fiscale è scesa in tutta la Svizzera. L’unicità è andata persa. Negli ultimi anni si sono aggiunti altri elementi: la ripresa economica in Europa e la riforma fiscale statunitense hanno frenato la crescita. La lotta contro i paradisi fiscali sta facendo il resto.

Il modello fiscale di Zugo ha fatto proseliti, ma ha anche contribuito ad un clima di concorrenza fiscale sempre più agguerrita fra i cantoni
Il modello fiscale di Zugo ha fatto proseliti, ma ha anche contribuito ad un clima di concorrenza fiscale sempre più agguerrita fra i cantoni (rsi)

Per affrontare il calo delle entrate il Governo ha messo mano ai bilanci. Si è tagliato ovunque per centinaia di milioni. Ma al terzo pacchetto, che avrebbe toccato anche le scuole e la sicurezza, è arrivata la reazione popolare. Con il "no" del novembre 2016, la cura dimagrante per lo Stato è stata bloccata. Per il ministro UDC Heinz Tännler non rimane che una soluzione: per finanziare i servizi che la popolazione chiede, ci vogliono più entrate. Il Gran Consiglio dibatterà il messaggio nei prossimi mesi, ma il dado ormai è tratto. La lunga stagione dei tagli alle aliquote è finita.

Daniele Papacella

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