(©Simone Bauducco)

I tanti volti dei moderni caffè (6)

C'è, a Ventimiglia, un caffè che ha dei clienti che molti, nella stessa città, preferirebbero non avere. È il "Caffè dei migranti" di Delia Buonomo

Lasciati i caffè della rivoluzione a Tunisi, il nostro viaggio tra i "Caffè particolari" - dopo Torino, Praga, Gerusalemme e Roma - ci porta oggi a Ventimiglia.

“Tre anni fa in un giorno di caldo, vedo fuori dal mio bar un gruppo di donne e bambini migranti che piangevano per la sete e per la fame. Ho agito d’istinto e le ho invitate a sedersi dentro il mio locale per sfamarsi e riposarsi”. Delia Buonomo ha quasi sessant’anni e dal 2003 gestisce il bar Hobbit di Ventimiglia, località balneare al confine tra l’Italia e la Francia. Negli ultimi anni, questa zona è diventata una delle tappe cruciali delle rotte migratorie europee.

"Non li chiamo migranti, ma li chiamo ragazzi, perché sono degli esseri umani e anche noi nel passato abbiamo vissuto l’esperienza della migrazione” racconta Delia mentre serve il caffè a un giovane pachistano. Da quella volta in cui invitò quelle donne e quei bambini nel suo bar, il passaparola ha trasformato il suo locale nel “caffè dei migranti”. “Se devono ricaricare il cellulare, non devono sentirsi obbligati a consumare. Se hanno bisogno di un pasto caldo, glielo offro. Se hanno bisogno di indumenti, abbiamo attivato un punto di distribuzione di vestiti grazie ai tanti volontari che li lasciano qui”. Sulla questione dei migranti, la città è spaccata in due. Da un lato c’è chi li considera come un problema per l’ordine pubblico e il decoro, dall’altro c’è chi, come Delia e i tanti volontari delle associazioni, è solidale con queste persone.

Simone Bauducco

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