L'anima di Bondo (rsi/Alice Pedrazzini)

Il cuore batte sotto il fango

Un mese dopo la frana di Bondo in Bregaglia siamo entrati nelle vite degli sfollati: alla rassegnazione preferiscono la speranza

venerdì 06/10/17 06:00 - ultimo aggiornamento: venerdì 06/10/17 08:55

"Quello che è sceso non scende più. Quello che deve scendere scenderà. Ci si adegua". Una frase pronunciata dall'oste del paese Donato Salis che riassume l'anima di chi fino a circa un mese fa svolgeva la sua vita a Bondo e che dal 23 agosto ha perso tutto o quasi: chi la casa, chi anche il lavoro, chi, come tutti, la quotidianità.

Quando all'origine di una tragedia - che ha portato anche alla morte di otto escursionisti - c'è il crollo di una montagna, ci si aspetterebbe, da parte di chi vive la tragedia in prima persona, rabbia e rancore nei confronti del Cengalo. E invece no. "Siamo noi che invadiamo la natura, forse l'uomo deve imparare a rispettarla di più" ci dice Paola Tagliabue. Una persona che ha perso la casa, della quale ora le resta solo qualche fotografia.

Il dolore è certamente presente, ma è elaborato con una dose di positività "tipica di noi bregagliotti" ci spiega Michael Kirchner.

Un esempio di come si può continuare a vivere, con lo sguardo rivolto al minaccioso Cengalo, ma sempre con la consapevolezza di potersi rialzare e ricercare la normalità, abbandonata poco più di un mese fa. E per alcuni il riavvicinamento alla quotidianità potrà giungere già la settimana prossima.

Alice Pedrazzini

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