MAAM, il primo museo abitato

Ingredienti: 200 persone in cerca di alloggio, uno stabilimento dismesso e 500 artisti che, dal tutto il mondo, fanno dell'arte una barricata

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Il 27 marzo Metropoliz ha compiuto 10 anni. È la “città meticcia”, come la chiamano i suoi abitanti, che nel 2009 hanno occupato l'ex salumificio Fiorucci di Roma. Oltre 200 tra studenti, precari e famiglie italiane, rom, rumene, sudamericane, ucraine e africane compongono il meticciato culturale che forma uno dei più singolari esempi di auto organizzazione d'Europa, dove si sviluppa anche il Museo dell'Altro e dell'Altrove, il MAAM. Forse il primo museo vivente al mondo.

Le opere di 500 artisti di tutti i continenti costituiscono le barricate d'arte contro chi vorrebbe sgomberarlo. Il progetto ha resistito finora alle pressioni della Salini Impregilo, per riavere indietro l'immobile. Il Tribunale Civile di Roma ha recentemente riconosciuto al colosso delle costruzioni un risarcimento milionario.

 

«Il MAAM però va avanti». L'antropologo Giorgio De Finis, uno degli ideatori del manifesto programmatico, ora è anche direttore del Macro Asilo di Roma. «La casa è un tetto, non qualcosa da mettere in banca e da collezionare. La finanziarizzazione degli immobili, rende le nostre città espulsive. E chi non può pagarsi l'affitto tenta di auto organizzarsi fuori dalle regole di mercato».

Massimo Lauria

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