Realtà virtuale per ritrovare sé

Storia di Luciana, corriere di sostanze, incarcerata a Rebibbia dov'è riuscita a rifarsi una vita e che ora sta lavorando per diventare chef

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Non è una storia facile da raccontare, quella di Luciana. Soprattutto per lei, stritolata a soli 21 anni dai meccanismi del traffico internazionale di sostanze. Una storia senza nemmeno uno degli elementi che mistificano e edulcorano, rendendola spettacolare, la vita dei super-ricercati resi famosi anche dall’industria dell’intrattenimento. Una storia da cui lei, però, ha voluto uscire ed è riuscita a farlo anche grazie all’impegno di chi lavora per l’emancipazione di detenute e detenuti.

A Rebibbia, l’istituto penitenziario femminile romano, la vicenda di Luciana ha incrociato i corsi scolastici del Cpia1 e un progetto europeo di cooperazione per l’innovazione e lo scambio di buone pratiche, Erasmus KA2 STEPs, che sperimenta la realtà virtuale per la riabilitazione psicologica di vittime di guerra, di persone in condizione di disabilità e in questo caso di chi, stando in prigione, si trova a voler ricostruire la propria identità per un nuovo progetto di vita. La tecnologia entra così nei percorsi educativi per adulti ristretti. Nella virtual room, quella di Luciana è diventata Karla’s Story, consentendo alla giovane donna, non senza commuoversi, di accomiatarsi dal suo passato, “evadere” e riorientarsi. Karla, il nome di fantasia, stavolta non è servito a nascondersi, ma a voltare pagina.

Massimo Lauria

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