(RSI/Gian Paolo Driussi)

Reitschule, 30 anni in doppio

Le due facce del centro autonomo di Berna. Dentro: cultura, svago e fratellanza. Fuori: droga, scontri e politica

Sono da poco passati 30 anni dall’occupazione a Berna degli spazi un tempo adibiti a scuola d’equitazione e deposito. Trent’anni di rivolte e di autonomia, ma soprattutto di: sviluppo, subcultura e aggregazione. Non sono mancati gravi episodi di vandalismo urbano e di violenza contro la polizia e, a complicare il tutto, c’è ora lo spaccio di droga nei dintorni.

Amato, tollerato, sostenuto o disprezzato, il centro non gode di mezze misure negli apprezzamenti (e probabilmente non ne vuole nemmeno). Ma cos’è esattamente la Reitschule (o “Reithalle”) e cosa significa per Berna? Ne abbiamo parlato col sindaco, il verde Alec Von Graffenried e con Marco, studente ticinese che ci ha accompagnati sul posto. Impossibile invece intervistare i gestori, che non hanno risposto alle nostre richieste d’intervista.

La normalità che non fa notizia

Incontriamo il sindaco nel suo ufficio. A intervista terminata ci confida di essere un po’ stanco di parlare della Reitschule (“ci sono molte altre cose della nostra città di cui riferire”). Molto disponibile, ha comunque risposto a tutte le domande.

Pronti, via: Com’è la situazione di questi tempi? Ultimamente abbastanza tranquilla, giusto? “Sì è come dice lei. L’attività è animata, ma normale. Mi preoccupa la scena della droga attorno alla Reitschule. Per il resto è tutto abbastanza tranquillo”.

L'ingresso del centro culturale bernese
L'ingresso del centro culturale bernese (keystone)

Alec Von Graffenried spiega che l’intera gestione è autofinanziata. La città, a cui appartengono gli stabili, sostiene il centro con 350mila franchi all’anno, coi quali i giovani pagano l’affitto. Offerta e spazi non mancano: un ristorante, bar, sale per concerti, teatro, cinema e lettura (compreso uno spazio per sole donne).

Esterni e interni non sono certo una reggia, ma chi ama il fascino alternativo stile Camden Town di Londra è servito. La Reitschule è l’archetipo dei centri autonomi. Ciò nonostante è frequentata da diverse tipologie di persone: dai giovani (e anziani) con capigliatura rasta a gente in camicia e blazer. Lo abbiamo constatato di persona un venerdì sera, accompagnati da Marco. Ventiquattro anni, studente universitario a Berna: “I frequentatori hanno diversi background - conferma - l’ambiente è molto rilassato e si mangia pure bene. Mi è piaciuto subito!”.

 

La droga

Fuori dalla Reitschule, nel posteggio Schützenmatte e sotto il ponte della ferrovia, si spaccia droga, soprattutto cocaina. E’ il problema più grosso per le autorità: da una parte va distinto dal funzionamento del centro (all’interno non si spaccia, gli acquirenti non lo frequentano), dall’altra le due cose entrano in contatto. Marco conferma: “Se ti avvicini alla Reitschule tre o quattro persone ti chiedono se vuoi droga, ma basta ignorarli e non succede nulla. Mi sento più sicuro qui che in altri luoghi”.

 

Forse per l’orario (era inizio serata), non siamo stati avvicinati da nessuno. La questione, in ogni caso, preoccupa le autorità. Oltre al rischio che i giovani entrino in contatto con la droga, durante gli interventi di polizia alcuni spacciatori fuggono nella Reitschule. “A quel punto -spiega il sindaco Alec Von Graffenried- chi è all’interno prende le difese di chi è in fuga. Alla polizia, con cui i gestori non parlano, viene impedito di fare il proprio lavoro”.

 

La violenza

I trent’anni d’attività del centro sono stati anche scanditi da scontri con la polizia, talvolta con veri e propri agguati alle forze dell’ordine. Come nel marzo 2016, quando una dozzina di agenti rimasero feriti. L’episodio comportò la parziale sospensione dei contributi pubblici al centro, poi ripresi dopo lo sviluppo di un concetto di sicurezza da parte dei gestori.

I disordini esplosi nel marzo del 2016
I disordini esplosi nel marzo del 2016 (keystone)

Ma perché questi episodi? Il sindaco: “A Berna si tengono molte manifestazioni, anche di protesta, e spesso il punto di partenza e di arrivo è proprio la Reitschule. Poi succede come il 1°maggio a Zurigo: quando si delinea una rissa, arrivano i rinforzi dal resto della Svizzera”.

 

Ma gli scontri generati dagli “estremisti di sinistra” (così li identifica il capodicastero sicurezza Reto Nause) o dagli “anarchici”, siano essi del centro o provenienti da altre città (così perlomeno si identificano parzialmente gli stessi gestori della Reitschule su  Internet), non sono da considerare come superamento di una linea rossa che dovrebbe invece essere invalicabile? Il sindaco parla di “atti criminali” e rimarca una certa incoerenza della Reitschule.

 

La politica

Socialisti e verdi da una parte (fra l’altro in maggioranza in Municipio), UDC dall’altra. Dialogo, rispettivamente chiusura della Reitschule. E’ il quadro politico sviluppatosi attorno al centro autonomo, che puntualmente si vivacizza dopo ogni violenza. C’è però un punto fermo: i cittadini hanno già votato cinque volte sull’argomento, sempre opponendosi alla sua chiusura.

Cosa ne pensa Marco, lo studente ticinese che ci ha accompagnati?

 

Ma in questi ultimi anni non è cambiato l’approccio dei cittadini? La tolleranza degli scettici non è stata mai minata? “No” dice il sindaco: la Reitschule fa parte di Berna.

 

Tutto bene allora? Alec Von Graffenried ribadisce di deplorare l’ambiguità della Reitschule e in quanto alle regole aggiunge: “Gradiremmo si comportassero rispettandole di più, ma si tratta di qualcosa che anche molti genitori potrebbero raccontare”. Guardando al futuro, infine, afferma: “Ci sarà sempre qualcuno che dovrà occuparsi della Reitschule, con tutte le difficoltà del caso”.

Dal sito Internet del centro autonomo, la risposta che probabilmente non ci hanno voluto dare:

“La Reitschule é più di un semplice ex-maneggio che nessuno sa come utilizzare e dove solo qualche strano tipo e qualche letterato si è insediato. La Reithalle è la quintessenza delle persone scomode, degli anarchici, dei parassiti, delle persone che desiderano un mondo migliore, dei sognatori e degli eterni solidali - in breve: i turbolenti degli anni '80 e '90, ma anche dei coraggiosi e degli esuberanti, che non hanno accettato e che non accetteranno niente troppo facilmente. Sempre più la Reithalle interferisce nella vita politica della città di Berna, la capitale Svizzera, e fa delle rivendicazioni. Non é più possibile pensare alla città senza la Reithalle - scusate - la Reitschule”.

Gian Paolo Driussi

L'approfondimento sulla Reitschule a cura dei colleghi di Swissinfo

Condividi