La pena inflitta è di tre anni e cinque mesi di carcere (KEYSTONE/ Ti-Press / Alessandro Crinari)

"Cosimo lo svizzero" condannato

Il TPF ha riconosciuto il 63enne colpevole di aver partecipato a un'organizzazione criminale, la 'ndrangheta, ma gli ha dato ragione sul possesso di un seghetto: "Non è un'arma"

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Il Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona lunedì ha condannato un 63enne italiano a tre anni e cinque mesi di carcere. L'uomo, conosciuto come "Cosimo lo svizzero", è stato riconosciuto colpevole di partecipazione a un'organizzazione criminale, la 'ndrangheta, nelle locali di Giussano e Seregno.

La Corte, in particolare, si è pronunciata sulla ridefinizione giuridica di un seghetto che non è stato ritenuto un'arma. Nel novembre 2018, il TPF aveva condannato l'imputato a tre anni e otto mesi di detenzione. Ma la sentenza era stata annullata in seguito a un ricorso accolto, anche se solo parzialmente, a gennaio dal Tribunale federale (TF).

I giudici di Losanna, infatti, avevano confermato in larga parte le decisioni dell'istanza inferiore (in particolare l'accusa principale di partecipazione e sostegno a un'organizzazione criminale) ritenendo però che il seghetto in possesso dell'uomo non poteva essere qualificato come arma.

Davanti al TPF, l'imputato - domiciliato nel Seeland, nel canton Berna, dove gestiva dei locali pubblici - aveva spiegato che si trattava di un attrezzo acquistato nel rispetto della legge su un sito specializzato in articoli da campeggio, e che non era concepito per ferire. Su questo aspetto, lunedì i giudici di Bellinzona hanno dato ragione all'imputato.

L'uomo, attivo in passato nelle locali di 'ndrangheta insediate in Lombardia, secondo il TPF ha acquistato armi in Svizzera e le ha trasportate di persona in Italia. Al suo domicilio, al momento dell'avvio delle indagini nell'agosto del 2015, erano state ritrovate numerose armi, che sono state sequestrate. Fra queste, il seghetto.

Durante il processo a Bellinzona, il procuratore federale ha chiesto la conferma della precedente condanna. Oltre al capo d'imputazione principale, la Corte ha riconosciuto il 63enne colpevole di traffico d'armi, sorveglianza armata di un campo di canapa e ricettazione per aver acquistato una pistola rubata.

L'avvocato della difesa, Nadir Guglielmoni, aveva invece domandato una significativa riduzione della pena - 40 aliquote giornaliere di 80 franchi più una multa di 1'000 franchi - sostenendo che non c'erano prove per la maggior parte delle accuse. Il legale ha già annunciato che farà ricorso contro la sentenza.

ATS/eb
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