Dietrofront USS, politica divisa

PS e PLR commentano la decisione dell'Unione sindacale svizzera di non trattare sulle misure di accompagnamento

Accuse incrociate rimbalzano all'indomani dell'annuncio dell'Unione sindacale svizzera (USS) di non essere disposta a trattare con il ministro dell'economia Johann Schneider Ammann sulle misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone.

Il pieno sostegno alla decisione dell’USS arriva dal Partito socialista. Secondo il PS le trattative porterebbero inevitabilmente a un indebolimento della tutela del mercato del lavoro. "Negli ultimi vent’anni c’è sempre stata un’alleanza tra economia e sindacati. La prima ha ottenuto l’apertura, la secondo la protezione dei salari", ha ricordato Roger Nordmann, capogruppo alle Camere. "Ma Ignazio Cassis ha pubblicamente attaccato questa posizione e per questo l’Unione sindacale ha fatto bene a fare un passo indietro", ha continuato il consigliere nazionale.

Questa versione è stata però smentita dal Consiglio federale. Per il Governo il mandato negoziale affidato ai due ministri liberali non ha l’obiettivo di ridurre i livelli di protezione. Puntare su questo argomento, per il parlamentare liberaleradicale, Damian Müller, non è accettabile: "I sindacati rifiutano ottusamente il dialogo invece che attendere l’esito delle trattative per poi valutarne vantaggi e svantaggi", ha commentato. Un atteggiamento, a detta del politico lucernese, che non rispecchia la tradizione svizzera della ricerca di un consenso.

Johann Schneider-Ammann da parte sua non demorde, anche se ha detto di non nascondere la sua delusione per il dietrofront.

Misure di accompagnamento: tassello spinoso

Che ne sarà ora dell'accordo quadro con l'Unione Europea, di cui le misure di accompagnamento sono un tassello tanto spinoso quanto essenziale? Lo abbiamo chiesto al politologo Oscar Mazzoleni.

 
RG/sulma
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