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Il territorio nella stampa

Unanimi i giornali svizzeri: iniziativa prematura e troppo radicale; ma il dibattito sullo sviluppo territoriale non è certo chiuso

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L’iniziativa contro la dispersione degli insediamenti, seccamente respinta dalle urne, era, per i quotidiani confederati, “troppo estrema e arrivava troppo presto”. Il testo ha avuto il merito di “riavviare il dibattito sul tema" e scommettono in molti "la questione tornerà sotto i riflettori ben presto". Il Courrier (di Ginevra) sottolinea inoltre che non vi è stato un “effetto clima e che le manifestazioni dei giovani per l’ambiente delle ultime settimane non hanno avuto alcun influsso sul voto di domenica”.

Iniziativa bocciata ma il dibattito continua
Iniziativa bocciata ma il dibattito continua (keystone)

La votazione, spiega da parte sua Le Temps, “è arrivata in coda a numerosi scrutini che hanno avuto impatto sul territorio, l’iniziativa di Franz Weber sulle residenze secondarie e la Legge federale sullo sviluppo del territorio accettate dal popolo. Ritornare sulla questione era troppo presto visto che i recenti scrutini popolari erano stati chiari”.

Secondo il Nouvelliste, inasprire le norme “non era necessario visto che Berna aveva già messo dei chiari paletti in tema con la revisione della Legge sullo sviluppo del territorio rivista nel 2013”. Mentre 24 Heures aggiunge che “i giovani Verdi, promotori del testo, hanno voluto troppo e si sono bruciati con un testo che solleva un tema importante ma che dava una risposta inadeguata”.

 

Sulla stessa lunghezza d’onda Le Quotidien jurassien e la Tribune de Genève che ritengono l’iniziativa bocciata dal popolo pure inadeguata quando non si sono ancora sviluppati tutti gli effetti della revisione della Legge sullo sviluppo territoriale. Il vallesano La Liberté aggiunge che il risultato deve essere “un monito per la politica e per l’economia a non snaturare la Legge sullo sviluppo territoriale”.

Sulla stessa lunghezza d’onda la NZZ o il gruppo CH Media ma anche la Südostschweiz, il Blick o il Tages Anzeiger che ricordano che “l’iniziativa è arrivata troppo presto, gli errori dei promotori o ancora che la soluzione era troppo radicale”. Ma ritengono che “il massiccio no non deve essere interpretato come un assegno in bianco per il futuro dello sviluppo territoriale”.

ATS/Swing

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