La Svizzera vista al cinema

Il paese di Guglielmo Tell rappresentato sul grande schermo in un'esposizione dell'Istituto Svizzero di Roma

Foto, immagini e manifesti che mostrano la Svizzera vista attraverso un secolo di film stranieri. È l'esposizione Backdrop Switzerland presentata dall'Istituto Svizzero di Roma al Teatro Dioscuri del Quirinale.

 

Attraverso una selezione di fotografie, film e poster che comprendono oltre un secolo di storia del cinema, il pubblico è invitato a scoprire o riscoprire la Svizzera attraverso immagini iconiche riprese da artisti e registi, italiani e stranieri; da paesaggi alpini innevati a laghi ameni, fino ai distretti finanziari: un mosaico di possibili identità per un piccolo paese, in qualche modo esotico; un backdrop fittizio adatto a sostenere tanto il genere drammatico quanto i film d’azione.

V. Gassman ed E. Taylor in
V. Gassman ed E. Taylor in "Charles Vidor's Rhapsody" (1954)

Backdrop è il termine tecnico per indicare “il grande pezzo di stoffa dipinta e appesa sul retro del palcoscenico”. Il film Rhapsody (1954) con Vittorio Gassman ed Elizabeth Taylor, ad esempio, combina esterni originali zurighesi e set hollywoodiani. James Bond invece, mette in mostra le sue abilità sciistiche su diverse piste e vette terrificanti.

Dai film di supereroi targati Disney come Condorman, a Star Crash dove i Grigioni diventano uno dei pianeti misteriosi della galassia, fino alle vette d’avventura e alle scorribande sciistiche del più famoso 007 di sempre, James Bond.

È la Svizzera così come appare attraverso gli sguardi del cinema internazionale. Con tutti quei cliché, a far lo slalom in un secolo di film che unisce le montagne storiche di Stanlio e Ollio a quelle contemporanee di Paolo Sorrentino.

Il nome della mostra, Backdrop Switzerland, è tratto dall'omonimo libro di Cornelius Schregle che, intervistato ai nostri microfoni, spiega: "I film europei, conoscendo meglio il contesto svizzero per vicinanza, non hanno fatto ricorso a tutti quei cliché che invece hanno usato i registi anglosassoni per ricreare una Svizzera più immaginaria e sublimata". "È interessante vedere come si passa da una Svizzera riprodotta in studio, con le false montagne, alla natura. Che è molto presente", aggiunge Joëlle Comé, direttrice dell'Istituto Svizzero a Roma.

Backdrop Switzerland è un viaggio che va oltre le frontiere dei generi, se puoi trovare la fantascienza in una Ginevra dedita alle guerre del futuro oppure se basta un autopostale giallo per diventare, con Dario Argento, sinonimo di horror. Paesaggi trasformisti almeno quanto quell’ispettore Clouseau che nel 1975 fa ritornare la Pantera rosa nella quiete di Gstaad, per poi capottarla in una valanga di gag.

 

Scopri di più:
L'esposizione sul sito dell'Istituto Svizzero

RG/Bleff
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