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Le indennità della discordia

Cristina Maderni ci spiega come mai i lavoratori indipendenti ricevono solo pochi franchi al giorno quale indennità Covid

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In una situazione complessa da gestire come quella dell'emergenza legata al coronavirus vi sono molti punti e decisioni che non fanno l'unanimità: dalla riapertura delle scuole al semiconfinamento degli ultra 65enni, dalle aperture delle varie attività agli aiuti economici elargiti dallo Stato.

Una delle principali questioni di difficile interpretazione e comprensione è quella relativa alle indennità per lavoratori indipendenti. Da chi riceve la miseria di 20 franchi al giorno, a fronte di un guadagno "normale" di quasi dieci volte tanto, a chi ha diritto a montanti differenti - anche in maniera importante - nonostante un reddito simile, le contraddizioni e gli interrogativi non mancano.

Il Consiglio Federale ha deciso di basare le indennità, inizialmente addirittura non previste, sulle ipotesi di guadagno per il 2019 dichiarate all'AVS, ma soltanto se tale cifra è compresa tra i 10'000 e i 90'000 franchi. Una direttiva che crea problemi non solo alle fasce con reddito molto basso o superiore ai 90'000 franchi, ma anche a chi non ha aggiornato le ipotesi di guadagno.

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Come spiega chiaramente Cristina Maderni, presidente della Federazione Ticinese delle Associazioni dei Fiduciari e dell'Ordine dei Commercialisti cantonale, l'AVS riscuote degli acconti in base alle ipotesi di guadagno, proprio come avviene con gli Uffici di tassazione, e una volta emessa la notifica fiscale fissa un conguaglio per l'importo rimanente.

Contrariamente alle imposte, l'ipotesi di guadagno non viene aggiornata automaticamente in base all’ultima notifica, a meno che l'imprenditore non chieda un adeguamento. Di conseguenza molti indipendenti che hanno un guadagno nettamente superiore a quanto stimato all’inizio dell’attività si ritrovano oggi ad incassare delle indennità Covid quasi irrisorie rispetto alle spese e alle difficoltà attuali.

Come risolvere la situazione? Un ricorso immediato non è possibile, dunque secondo Cristina Maderni, l'unica soluzione è che la politica si metta al lavoro per fare in modo che la Confederazione cambi le regole in base alle quali calcolare gli importi.

Debora Carpani/Sandro Pauli
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