La presidente dei Verdi, Regula Rytz
La presidente dei Verdi, Regula Rytz (keystone)

Regula Rytz fa discutere i partiti

La discesa in campo della presidente dei Verdi nel dibattito di Modem

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La discesa in campo di Regula Rytz nella corsa al Consiglio federale ha sorpreso anche all’interno del suo partito. Per il momento scelto. Lo dimostra quanto detto questa mattina a Modem dalla neoeletta ticinese Greta Gysin: "La tempistica rispetto alla riunione odierna del gruppo sorprende. La sua disponibilità, alla luce della sua esperienza esecutiva e dei successi dei Verdi sotto la sua presidenza, è comunque una notizia molto positiva per chi ha a cuore l’ecologia e l’ambiente".

 

Il gruppo si riunirà oggi per ufficializzare la propria strategia. C’è da chiedersi se ci sia unità di intenti. "In un gruppo di più di 30 persone ci sono opinioni differenti e questo è anche un bene perché è solo con un confronto delle idee che si può crescere ed elaborare delle strategie vincenti. Sono sicura che troveremo una buona soluzione che potrà essere sostenuta dal gruppo parlamentare compatto", ha spiegato Gysin. Per la neoeletta, dopo la forte crescita realizzata dagli ecologisti alle Federali di ottobre, sarebbe incomprensibile se i Verdi non avanzassero la pretesa di un posto in Consiglio federale.

"È abbastanza comprensibile che i Verdi lancino una candidatura ma è abbastanza improbabile che ci siano le premesse politiche perché questa candidatura abbia successo", ha ribattuto Fulvio Pelli, già presidente del PLR nazionale. "Il Governo fa già fatica a lavorare con 4 partiti al suo interno, con 5 le difficoltà aumentano. Con una presenza dei Verdi, il Governo si confonde perché i Verdi sono l’unico partito che ha una visione della società profondamente diversa dagli altri partiti".

Dal centro e da destra sono giunte bordate nei confronti di Regula Rytz. Senza mezzi termini è stata la critica dell’appena confermato consigliere nazionale PPD Marco Romano: "Se l’approccio proposto dai Verdi è quello mostrato ieri da Regula Rytz, credo che siano partiti malissimo… da un approccio di discussione tematica di orientamento politico si è evidenziato un approccio di pura logica di potere centralistico svizzero-tedesco, che mi sembra mettere in dubbio quelli che sono i fondamenti del nostro stato”.

Nel mirino dei Verdi c’è la poltrona del consigliere federale Ignazio Cassis, in carica da soli due anni. Prima del 2017 la Svizzera italiana da tempo rivendicava la presenza di un suo rappresentante. Così, sempre a Modem, si giustifica la ticinese Gysin: "Che il seggio a cui si ambisce sia quello di un ticinese, è chiaramente un problema; ci pone davanti ad un dilemma. Le minoranze sono un aspetto molto importante, ma è un aspetto. Io non sono sicura che un verde in Consiglio federale non possa essere più amico del Ticino che un ticinese stesso".

Critica verso i Verdi anche l’Unione democratica di centro. Il consigliere nazionale nidvaldese Peter Keller definisce "arrogante" la maniera di fare di Rytz: "Se un uomo di destra zurighese avesse detto, io sono il vincitore e voglio diventare consigliere federale e voglio il seggio ticinese, tutti direbbero che è inaccettabile".

"Logica" invece è considerata la rivendicazione ecologista ad un posto in Consiglio federale secondo i socialisti. Per Flavia Wasserfallen, consigliera nazionale bernese, il Governo pende troppo a destra, con due rappresentanti UDC e due PLR. "Sono forze che non rappresentano più la volontà dell’elettorato e bisogna trovare una soluzione per cambiare queste forze".

Spazio ora ai gruppi e alle strategie da adottare in vista dell’11 dicembre.

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