Immagine d'archivio (keystone)

Vaccino, “serve ai gruppi a rischio”

Coronavirus: l’obiettivo non è somministrarlo a tutti, ma tutelare chi può incorrere in complicazioni, spiega il vaccinologo Alessandro Diana

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Il 54% degli svizzeri si farebbe vaccinare volontariamente contro il nuovo coronavirus, ma la quota scende al 32% in caso di obbligatorietà: è quanto emerge da un sondaggio Tamedia, pubblicato da Le Matin dimanche e Sonntagszeitung. Si tratta di dati che fanno riflettere quelli diffusi dai domenicali, anche in vista della corsa al vaccino a livello planetario.

Avere dubbi in merito al vaccino, ci spiega il vaccinologo Alessandro Diana, è però legittimo: “Anche io sarei esitante di fronte a un vaccino, se dovesse diventare obbligatorio senza studi di efficacia”.

Dei 200 vaccini in esame, solo poco più di 30 sono entrati nella fase in cui se ne valuta l'efficacia. Ma - prosegue l'esperto - se per esempio a gennaio dovesse essere disponibile un vaccino la cui efficacia è comprovata, sarebbe disposto a sottoporvisi e consiglierebbe di fare lo stesso.

C'è poi da considerare che probabilmente il vaccino non sarà raccomandato a tutta la popolazione, ma piuttosto alle categorie a rischio. Bisogna dunque cambiare maniera di pensare: “Probabilmente, se riusciremo ad avere un vaccino efficace, non sarà necessario avere metà della popolazione vaccinata – afferma il vaccinologo –, ma piuttosto che lo facciano i gruppi a rischio: quello che vogliamo diminuire non è solo l’infezione, ma in primo luogo le complicazioni che avvengono molto più sovente nelle persone a rischio”.

“Se si riuscirà a vaccinare il 20-30% della popolazione, ma soprattutto le categorie a rischio, avremo raggiunto l’obiettivo”, conclude l’esperto.

RG-Anna Riva/ludoC
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