Ursula von der Leyen (reuters)

Von der Leyen... e la Svizzera?

Ipotesi sui possibili rapporti fra la nuova presidente della Commissione UE e la Confederazione

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È un capitolo ancora tutto da scrivere quello dei rapporti fra la nuova presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen e la Svizzera: non sono noti infatti elementi che possano aiutare a capire quale sarà il suo orientamento nei confronti della repubblica completamente circondata da stati comunitari.

L'unica cosa certa è che la 60enne tedesca è una convinta europeista: il padre (1930-2014) è stato alto funzionario dell'UE, prima di diventare a lungo (1976-1990) presidente del governo della Bassa Sassonia. Ursula von der Leyen è nata a Bruxelles, dove ha vissuto i primi 13 anni di vita.

Nel 2011 - era allora ministra del lavoro in Germania - propose di uscire dalla crisi dell'euro attraverso un'espansione dell'UE, chiamata a suo avviso a diventare un'unione politica. In un'intervista allo Spiegel dichiarò: "il mio obiettivo sono gli Stati Uniti d'Europa, sul modello di paesi federali come la Svizzera, la Germania o gli USA".

Non sono praticamente note altre dichiarazioni sulla Svizzera. Nell'ottica elvetica qualcuno potrebbe comunque pensare che, quale donna politica tedesca, abbia maggiore affinità con la Confederazione che un presidente UE proveniente dalla Polonia o dalla Croazia. Inoltre è cittadina di un paese federalista e potrebbe quindi teoricamente mostrare più comprensione per processi decisionali complicati, come per esempio quello che concerne l'accordo quadro. Un francese, abituato al centralismo, potrebbe essere più insofferente.

Von der Leyen non ha però rapporti particolari con la Svizzera, come invece ha il presidente del Bundestag, Wolfgang Schäuble, cresciuto non lontano dal confine elvetico. Le origini dell'ex ministra tedesca della difesa sono infatti in Bassa Sassonia, il Land che si affaccia sul Mare del Nord.

La nuova presidente avrà comunque poco influsso concreto sui rapporti fra Berna e Bruxelles: le relazioni con gli stati terzi vengono infatti definite dai singoli membri dell'unione. Potrebbe però avere un ruolo nel creare un'atmosfera favorevole alle intese. Secondo taluni Jean-Claude Juncker - a lungo capo del governo di una piccola nazione come il Lussemburgo - mostrava comprensione per la nazione dei 26 cantoni: anche se episodi come il caloroso bacio sulla guancia dato nel 2015 all'allora presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga non sono probabilmente piaciuti a tutti in Svizzera.

Ben più importante appare la partenza del discusso capo di gabinetto di Juncker, il tedesco Martin Selmayr, che è considerato l'architetto della linea dura dell'UE nei confronti della Svizzera e in particolare del mancato riconoscimento dell'equivalenza borsistica. Ieri il segretario generale della commissione Ue ha fatto sapere che rassegnerà le dimissioni e lascerà Bruxelles.

Difficilmente in Svizzera vi sarà chi piangerà per la sua partenza. "È una buona notizia", ha detto il capogruppo PPD Filippo Lombardi in dichiarazioni riportate dal Tages-Anzeiger e testate consorelle. "Ha contribuito a indurire i toni fra la Svizzera e l'UE". Ma è tutto da vedere se il successore - visto dalle Alpi svizzere - possa essere considerato migliore: attualmente si fa ad esempio il nome di Olivier Guersent, finora direttore generale del comparto servizi finanziari.

Inoltre la posizione dell'UE nei confronti di Berna viene considerata fortemente influenzata dalla Brexit: Bruxelles appare poco propensa a fare concessioni che potrebbero poi essere richieste anche da Londra. L'arrivo di una nuova commissaria europea non sembra cambiare nulla a questo stato di cose.

C'è chi comunque in Svizzera si è già fatto un'opinione. La Weltwoche, settimanale critico nei confronti di un avvicinamento all'UE, non esita a parlare di Ursula von der Leyen e delle altre persone designate ai vertici dell'UE come di un gruppo di "Euro-Turbo" ai cui confronti l'uscente Jean-Claude Juncker appare un euroscettico. "Die Schweiz muss sich warm anziehen": letteralmente la Svizzera deve indossare vestiti caldi, cioè prepararsi ai tempi duri che l'aspettano, sostiene la testata.

ats/joe.p.

Ursula Von der Leyen ce l'ha fatta

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