Immagine d'archivio (©Tipress)

Bancario a processo

Rinviato a giudizio un consulente del Credit Suisse per la maxi-truffa ai danni dei frati francescani. Lui respinge le accuse

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Un consulente del Credit Suisse è stato rinviato a giudizio con l’accusa di carente diligenza in operazioni finanziarie. Il caso è legato alla maxi-truffa compiuta alcuni anni fa, tra l’Italia e il Ticino, a spese di tre congregazioni dell’ordine dei francescani.

Dietro la promessa di proficui investimenti, i frati incaricati di gestire i fondi li affidarono a un broker attivo sulla piazza luganese. Il sedicente fiduciario utilizzò un conto aperto tempo addietro al Credit Suisse, su cui transitarono, tra l’aprile del 2007 e il giugno del 2012, qualcosa come oltre 28 milioni di franchi. Da lì i soldi furono dirottati su altre relazioni riconducibili all’uomo, che prelevò infine buona parte del denaro per farlo sparire chissà dove.

L’anziano si suicidò nel novembre del 2015, e all’appello mancano tuttora circa 16 milioni di franchi. A tanto ammonta quanto meno il danno che le congregazioni (rappresentate da Paolo Bernasconi) lamentano, e per il quale è in corso una causa civile contro il Credit Suisse.

Nel mirino della giustizia penale è finito invece il bancario in questione, che si occupava del conto. La procuratrice Chiara Borelli gli contesta il fatto di avere operato senza accertare l’identità del vero avente diritto economico della relazione (che erano i frati, e non il broker).

Il funzionario, difeso da Edy Salmina, nega ogni addebito. Anche il Credit Suisse respinge qualsiasi responsabilità sul piano civile. E ciò a prescindere – precisa il suo legale, Goran Mazzucchelli – dall’esito del dibattimento, previsto alla pretura penale di Bellinzona.

Quello ticinese si aggiunge al processo già in corso a Milano nei confronti dei tre frati che amministravano il capitale degli enti. Per loro l’ipotesi è di appropriazione indebita.

Bancario a processo

Bancario a processo

Il Quotidiano di domenica 14.04.2019

 
Francesco Lepori
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