L'ora della verità
L'ora della verità (©Ti-Press)

"Colpevoli di assassinio"

Marito e moglie a processo per la morte di una donna nel 2016 a Monte Carasso: inflitti 16 anni all'uomo e il carcere a vita alla donna

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Marito e moglie, a processo alle Assise criminali a Lugano per l’uccisione di una donna a Monte Carasso nel 2016, sono stati riconosciuti colpevoli di assassinio. L'uomo è stato condannato a 16 anni di prigione, la donna al carcere a vita. Il giudice Amos Pagnamenta, sostanzialmente, ha confermato la tesi dell’accusa, rigettando quella degli avvocati difensori.

Nei confronti dell'imputato sono stati ritenuti realizzati tutti e tre i presupposti del reato di assassinio: movente futile ed egoistico, scopo prettamente economico e modalità particolarmente subdole. La sua attuale consorte è stata considerata come l'istigatrice del delitto. A lei, in particolare, è stata riconosciuta la gravissima colpa, per aver fatto prevalere i suoi interessi personali, sconfinati egoismo e avidità, mentendo su tutto e tutti.

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La procuratrice pubblica Chiara Borelli aveva chiesto 14 anni di carcere per l’imputato - ex marito della vittima - e il carcere a vita e l’espulsione dalla Svizzera per 15 anni per la moglie russa. Di tutt’altro avviso gli avvocati difensori, che avevano chiesto una pena non superiore ai sette anni per l’uomo e il proscioglimento da tutti i capi di accusa per la 39enne.

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Il Quotidiano di martedì 09.04.2019

Un delitto, quello approdato in aula la settimana scorsa, apparentemente perfetto, mascherato da suicidio che l'uomo aveva preparato nei minimi dettagli. Stando a quanto emerso nel corso del processo, la vittima era stata resa inoffensiva con una manipolazione al collo e, una volta persi i sensi, le sono state tagliate le vene. Catalogato inizialmente come suicidio, la verità è emersa solo a due anni dai fatti, quando l'ex marito si è presentato in polizia, dichiarando di aver ucciso lui la donna. All’origine vi sarebbe stato un movente finanziario: 3'400 franchi mensili di alimenti che l’uomo doveva all’ex consorte e che il pretore aveva deciso di dedurre direttamente dalla busta paga del 48enne. Soldi, che la nuova compagna dell’uomo non voleva pagare perché riteneva servissero a lei, alle sue figlie e al mantenimento del loro tenore di vita. Una tesi, questa, che la donna ha sempre respinto.

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Il Quotidiano di lunedì 15.04.2019

 
CSI/bin
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