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Immagine d'archivio (©Tipress)

"Come una punizione"

Il racconto di una neomamma alle prese con un programma occupazionale poco flessibile; il Cantone: "si tiene conto del lavoro educativo delle mamme"

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Una carriera nel settore commerciale scandita da molti viaggi, poi l’arrivo di un figlio e la decisione -già durante i mesi della gravidanza – di interrompere consensualmente il rapporto con il datore di lavoro.

 

Francesca (nome di fantasia, il vero nome è noto alla redazione) dice di aver vissuto gli ultimi mesi “come una punizione”. Prima che suo figlio compisse un anno ha provato a reinserirsi nel mondo del lavoro e come molti, si è iscritta alla disoccupazione: “Ma non certo con l’idea di restarci o di approfittarmene” ha raccontato ai microfoni delle Cronache della Svizzera italiana. Dopo una settimana dall’iscrizione – spiega – le è stato detto che l’avrebbero mandata a seguire un programma occupazionale: un corso per personale qualificato della durata di sei mesi. Oggi Francesca denuncia la scarsa flessibilità di un sistema dal quale si aspettava un accompagnamento, un aiuto per trovare un nuovo impiego. “Ero disposta anche a lavorare da casa, la sera. Ma il programma occupazionale aveva orari rigidi – prosegue –  e come pensare in assenza di altri appoggi, come possono essere i nonni, nel giro di una settimana di poter avere il proprio bambino accolto in una struttura quando gli asili nido ti chiedono come minimo un anno di preavviso?”.

La replica del Cantone

Claudia Sassi, capoufficio sezione del lavoro, sostiene da parte sua che “l’assicurazione contro la disoccupazione tiene conto del lavoro educativo delle mamme esonerandole dal periodo di contribuzione e prolungando il termine quadro al momento della nascita di un figlio”. E ancora: “La mamma che si iscrive in disoccupazione dichiara una sua disponibilità ad accettare un posto di lavoro in tempi ragionevolmente brevi. Il datore di lavoro che si rivolge all’Ufficio regionale di collocamento parte dal presupposto che le persone siano disponibili subito. La neomamma lo è di fatto se è pronta con una soluzione organizzativa che la possa sostenere per la custodia dei figli”.

CSI/Romina Lara
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