Dietro le quinte della Catena

La Svizzera italiana, nei momenti del bisogno, si è sempre dimostrata molto solidale - Parola di Claudia Ferarri, responsabile del centralino

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C' è un nome, ed è quello dell'ambasciatore in Germania, nel futuro governo del Libano. È infatti Mustapha Adib che potrebbe/dovrebbe essere designato primo ministro e questo per ridare al Libano una possibilità di rinascita dopo la devastante esplosione del 4 agosto scorso. Oggi, lunedì 31 agosto, a Beirut arriverà nuovamente il presidente francese Emmanuel Macron mentre domenica sera è stato il presidente libanese Michel Aoun a riconoscere la necessità della costituzione di uno Stato laico in un paese nel quale il settarismo ha creato non pochi problemi.

RG 12.30 del 28.08.20: Nassif Hitti intervistato da Jonas Marti
RG 12.30 del 28.08.20: Nassif Hitti intervistato da Jonas Marti
 

La situazione resta comunque tesa e la popolazione fatica a riprendere una vita che di normale, oggi, ha ben poco. Ecco quindi che la Catena della Solidarietà continua la sua opera di raccolta fondi che verranno destinati direttamente al popolo libanese. La Svizzera italiana, anche in quest'occasione, si è mostrata generosa e solidale. A livello nazionale si sono superati, proprio questa mattina, i 6 milioni di franchi. E nella Svizzera italiana? "L’esperienza di tutte le precedenti operazioni - spiega Eugenio Jelmini, delegato per la Svizzera italiana della Catena della Solidarietà - dice che il Ticino (poco più del 4% della popolazione svizzera) e le valli del Grigioni italiano forniscono sempre un apporto percentualmente superiore. Per il Covid si è arrivati al 6.5%. Per il terremoto in Nepal si sfiorò il 15%. Mediamente in questi decenni si può parlare di offerte pari al 10% del totale". Buona parte delle donazioni giungono via centralino. Carla Norgauer ha incontrato per noi Claudia Ferrari, responsabile e coordinatrice storica del centralino (vd video in apertura)

Red. MM/ats/AFP

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