Ecco come fan saltare i bancomat

I due colpi di Arzo e Coldrerio messi a segno con una tecnica molto frequente in Italia. I carabinieri: usano una sottile scatola metallica per matite

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Le indagini in Ticino, sui furti con esplosivo ai danni dei bancomat di Arzo e Coldrerio, sono ancora in corso, ma il modus operandi ricorda molto una tecnica usata frequentemente in Italia. Bocche cucite per ora dagli inquirenti elvetici (non si conosce ne quale tipo di esplosivo sia stato usato e neppure chi ha colpito). La tecnica, però - secondo nostre informazioni - è molto simile a quella della cosiddetta "marmotta".

 

"Ai malviventi bastano pochi minuti. Due le tecniche: una scatoletta metallica per le matite, particolarmente sottile, (chiamata, appunto, "marmotta") imbottita di polvere pirica ed infilata nel dispositivo oppure il gas, introdotto dopo aver sigillato il distributore di banconote", così il maggiore dei carabinieri, Alessandro Firinu, comandante della compagnia di Salò, spiega ai microfoni della RSI come agiscono le bande che operano in Italia, dove il fenomeno ha fatto registrare, nelle ultime settimane, oltre una dozzina di casi dall'Emilia Romagna al Veneto, dalla Lombardia, al Piemonte. Tra gli altri: il 3 novembre a Fusignano, vicino a Ravenna. E poi due colpi il 10 di novembre, altri due il 22 di novembre, la notte prima del colpo di Coldrerio, in Lombardia. Fino all’ultimo in ordine temporale, proprio giovedì notte, in provincia di Rimini, alla stessa ora di quello di Arzo...

I colpi messi a segno contro i bancomat in Italia a novembre
I colpi messi a segno contro i bancomat in Italia a novembre (RSI)

Un identikit delle bande? "Vi sono diverse organizzazioni che operano nel settore dei furti ai bancomat, capaci anche di compiere 4/5 colpi in un mese. Sono specializzate e autonome fra loro: balcaniche, dell'Est Europa, anche italiane - spiega il maggiore Firinu -. Le indagini di cui ci siamo occupati nell'ultimo mese hanno permesso di individuare diversi responsabili, tutti provenienti dalle province venete di Padova e Treviso. Si tratta di giostrai Sinti che hanno, in alcuni casi, anche precedenti specifici. Sono soggetti capaci di percorrere, in una nottata, chilometri e chilometri, di attraversare più regioni e, ovviamente anche il confine".

Le ragioni che hanno portato queste bande in Ticino possono essere diverse, tra queste anche il quantitativo di denaro contenuto nei bancomat (i malviventi che hanno agito a Coldrerio, ad esempio, sarebbero riusciti ad appropriarsi di un bottino di oltre 400'000 franchi). "Posso dire che le prime cose considerate dai banditi per scegliere l'obiettivo sono le caratteristiche tecniche del bancomat, la presenza di videosorveglianza, l'esistenza o meno di eventuali barriere o pali di ferro a protezione del dispositivo", sottolinea il maggiore Firinu.

Massimiliano Angeli e Mattia Pacella

Nuovo botto al bancomat, stessa banda

Nuovo botto al bancomat, stessa banda

Il Quotidiano di venerdì 30.11.2018

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